Melandri: “Un pensiero alle donne africane della diaspora che vivono sulla loro pelle i drammi, le illusioni e le speranze delle migrazioni. Denunciamo l’ipocrisia di chi celebra questa festa e nel frattempo ha paura dell’accoglienza dei profughi”.

Roma, 20 giugno 2011 – In occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi, Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, dichiara. “Secondo i dati diffusi dall’Unhcr, nel 2010 quasi 44 milioni di persone hanno vissuto lontano dalla propria casa, dalla propria città in fuga da guerre, persecuzioni o violazioni di diritti civili. Di questi, nemmeno uno su dieci riesce a ritornare nella propria casa. Numeri, dati e statistiche drammatiche, dietro i quali ci sono le storie e i volti di tante persone, uomini e donne costretti a fuggire in condizioni spesso disperate dalle loro case, dalla loro vita, di frequente privati dei loro diritti fondamentali, come l’accesso ad un territorio sicuro e alla protezione sociale e legale”.

“Un pensiero particolare in questa giornata va alle donne africane – sottolinea Eugenio Melandri, coordinatore di ChiAma l’Africa -. Le donne della diaspora, che spesso si spostano dal loro paese di origine per ricongiungersi con la propria famiglia o alla ricerca di una migliore condizione economica e che spesso si trovano ad essere vittime di tratta, di discriminazioni e violazioni di ogni genere. Ma vorrei anche denunciare l’ipocrisia di chi celebra questa festa e, nel frattempo ha paura dell’accoglienza dei profughi, soprattutto di quelli che in questi giorni fuggono della guerra in Libia. Rimpiangendo gli accordi con il dittatore Gheddafi e gestendo questo fenomeno solo in termini di sicurezza e di consenso elettorale. Non è certo l’Italia il paese che più paga in termini di profughi le guerre e i conflitti che attraversano il mondo e soprattutto il continente africani. Le conseguenze di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti: il Mediterraneo è diventato una tomba a cielo aperto”.

“Il nostro paese – conclude Barbera – ha votato con un’affluenza inaspettata di consensi la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Ciò ci porta a mettere al centro della nostra attenzione i milioni di ‘profughi dell’acqua’, che vagano in cerca di fonti idriche. Un nuovo settore importante di cooperazione internazionale che va rilanciata come volano di integrazione, di dialogo e soprattutto di giustizia internazionale, aumentando e non diminuendo le risorse ad essa destinate. Chiediamo ai governi e alle istituzioni internazionali che adottino politiche concrete e adeguate per garantire il diritto alla vita e arginare il fiume di profughi costretti ad abbandonare la propria casa. Così che ogni individuo abbia la possibilità di costruire una vita dignitosa per sé in ogni parte del pianeta”.

Per informazioni: Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894, mail: ufficiostampa@cipsi.it, web: www.cipsi.it.

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