Barbera (CIPSI): “Non é un’inutile festa, ma un giusto riconoscimento del ruolo delle donne e dei loro diritti in tutto il mondo. Dedichiamo questo giorno a tutte quelle donne vittime di violenze e abusi sessuali. A quelle donne che hanno perso il loro lavoro e che non hanno più un salario.  A tutte le donne africane che continuano il loro miracolo quotidiano per la sopravvivenza, provvedendo per il 90% alla produzione di mais, riso e frumento”.

Roma, 7 marzo 2013 –Non é un’inutile festa, ma un giusto riconoscimento del ruolo delle donne e dei loro diritti in tutto il mondo. Le donne sono madri, e come madri vere combattenti per la vita” dichiara Guido Barbera, presidente del Cipsi – coordinamento di 40 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale. “La lotta quotidiana delle donne è per la democrazia e per i diritti, nel nome della vita. Non serve un fiore, o una festa, ma il giusto ricosnoscimento e rispetto individuale e sociale del loro ruolo e dei loro diritti”.

“Le donne sono, ancora oggi, ovunque, quelle che maggiormente hanno su di sé il carico della responsabilità familiare, dei bambini e delle persone non autosufficienti, e più generalmente dell’economia di cura. La Commissione europea scopre che “la crisi attuale fa temere che i progressi compiuti in materia di uguaglianza uomo-donna sono in pericolo e che gli effetti della recessione rischiano di toccare particolarmente le donne”. La Confederazione sindacale internazionale, in un recente rapporto, segnala che dopo la prima fase della crisi che ha lasciato 27 milioni di persone senza lavoro, è arrivata una nuova ondata che appesantisce la situazione e colpisce particolarmente le donne. Le donne sembrano essere invisibili, così come i loro diritti e la loro povertà. In Europa il tasso di occupazione femminile raggiunge il 60% mentre in Italia è appena il 43%, una delle più basse in Europa. Il tasso d’inattività delle donne nel nostro paese è del 48,5% a fronte della media Ue del 35,1%. Peggio di noi fa soltanto Malta con un tasso del 55,9%. Dati Istat, dicono che il nostro è un Paese in cui negli ultimi anni circa 800.000 donne hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere nel corso della loro vita professionale, in seguito alla nascita di un figlio. Il nostro è un paese dove 7 milioni di donne non hanno un lavoro retribuito. Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro il lavoro precario diviene molto rapidamente l’ostacolo maggiore al rispetto dei diritti dei lavoratori, e particolarmente delle donne. L’Africa è un continente che danza, che canta, che vive e persegue la difficile costruzione della pace, attraverso il cammino instancabile delle sue donne. Dopo l’assegnazione del Nobel per la Pace 2011 a 3 donne, due africane e una yemenita, come riconoscimento importante del loro impegno quotidiano per la pace, per la promozione dei diritti umani e di un’effettiva uguaglianza, contro ogni forma di violenza, è tornato il silenzio su di loro. Tutti i problemi continuano a pesare sulle loro teste, molto di più dei pesi che portano nel loro cammino. Facile e comodo mettere in prima pagina qualche immagine di miseria o di violenza – conclude Barbera – e tacere sulle cause che le generano. Semplice e sbrigativo pubblicare un poster strappalacrime di una mamma con il figlio che succhia un seno avvizzito, e non raccontare le faticose battaglie e le piccole vittorie ottenute – ogni giorno, caparbiamente – da milioni di donne a piedi scalzi e mani nude. Domani 8 marzo, diamo voce alle donne, alle loro storie, ai loro problemi, alle loro proposte. Agli esempi che insegnano come difendere la vita, i propri diritti, per costruire la pace. Dedichiamo loro la prima pagina di tutti giornali, affinchè l’8 marzo non sia un’inutile e vuota festa”.

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