Aiuto allo sviluppo, ritorno al passato.

Il Dossier “Cooperazione Italia: ritorno al passato” di Openpolis e Oxfam ci mostra la situazione odierna della cooperazione italiana che, al contrario di quel che dovrebbe accadere, si vede sempre più distorta e limitata. Un terzo dei fondi destinati ai paesi poveri non varca i confini dello stato italiano. Si parla di aiuto gonfiato, dal 2012 al 2017 l’Italia ha destinato risorse maggiori all’Aiuto Pubblico per lo Sviluppo (APS). Eppure dall’analisi OCSE del 2017, leggendo in maniera più dettagliata, si può notare come in realtà questo aumento sia stato destinato alla copertura dei costi delle spese per l’accoglienza dei rifugiati, alla cancellazione del debito e non al finanziamento di progetti per la cooperazione. Non varcando i territori italiani, non viene utilizzato per gli scopi veri e propri indicati dall’agenda 2030 per gli obiettivi di sviluppo. Sono completamente disattese le stime della Legge di Bilancio – approvata lo scorso dicembre – relative alle risorse che il Governo intendeva destinare all’APS, ossia alla cooperazione internazionale. Nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza era previsto che il rapporto dell’aiuto pubblico e della ricchezza nazionale (APS/RNL) si sarebbe arrestato allo 0,33% nel 2019, per poi crescere allo 0,36% nel 2020, fino ad arrivare ad un positivo 0,40% nel 2021, mostrando la volontà di superare l’impegno intermedio allo 0,30% sottoscritto in sede Nazioni Unite e raggiunto nel 2017 con tre anni di anticipo. Niente di tutto ciò è accaduto. Le tabelle mostrate dal Ministero delle Finanze mostrano cifre del rapporto aps/rnl molto vicino allo 0,26%, inferiore al 2016. Nel 2012 per la prima volta sono calate le risorse destinate alla cooperazione, ciò ci fa notare ancor di più come questa non sia una priorità del Governo. Questa diminuzione di risorse significa diminuzione di acqua, cibo, salute e istruzione, elementi basici per combattere la povertà. Nonostante nel biennio 2017/2018 lo sbarco dei migranti in Italia sia calato dell’80%, la Legge di Bilancio per il 2019, 2020 e 2021 mantiene consistenti stanziamenti per la parte di cooperazione internazionale gestita dal Ministero dell’Interno.  L’Unione Europea, verso la quale confluisce una parte dell’APS italiano, ha scelto di investire in maniera crescente nel controllo delle frontiere in Africa. Con un budget di 4,1 miliardi – l’Italia è il secondo contribuente con 110 milioni – il Trust Fund ha utilizzato il 35% di essi per attività di controllo delle frontiere. Tendenza che rischia di denaturalizzare le reali finalità dell’aiuto pubblico per lo sviluppo. Dall’analisi del DAC – Comitato di sviluppo dell’OCSE – è emero che oltre la metà dell’APS nel 2017 è andato all’accoglienza dei rifugiati. All’agricoltura, priorità nelle strategie della nostra cooperazione, l’Italia ha destinato solo 1,7%. Ad istruzione e sanità, complessivamente, un misero 10%. Ma significativo è il mancato impegno rispettato nei confronti dei Paesi ultimi nei livelli di sviluppo, alla quale l’Italia dona lo 0,6%. Ben lontano dallo 0,15% minimo raccomandato dall’ONU. Sembra ormai chiaro che, se non si vuole tornare indietro, è necessaria e urente un’inversione di rotta. Per maggiori informazioni: http://www.ong.it/aiuto-allo-sviluppo-ritorno-al-passato/?utm_source=Soci+AOI&utm_campaign=3560a43a59

L’immagine in evidenza è presa dal sito https://www.openpolis.it/rassegnastampa/cooperazione-italia-ritorno-al-passato/
L’immagine nella notizia è presa dal sito https://it.wikipedia.org/wiki/File:Indice_Sviluppo_Umano.png 

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