Dal sindaco antimafia Leoluca Orlando alla mamma di Vittorio Arrigoni Egidia Baretta, da Moni Ovadia a Don Ciotti a Gino Strada, passando per uomini politici come Guglielmo Epifani e Nicki Vendola, ma anche registi come Ettore Scola e Citto Maselli, e sindacalisti, come Camusso e Landini: sono i primi firmatari della Campagna italiana per la liberazione di Marwan Barghouti e di altri 5000 palestinesi, tra cui 16 parlamentari, ancora detenuti per motivi politici nelle carceri israeliane. Promossa da Assopace Palestina e dalla Fondazione Lelio e Leslie Basso, con l’adesione del CIPSI e altre organizzazioni, la mobilitazione italiana nasce nell’ambito di quella più ampia, che si sta portando avanti a livello internazionale, per chiedere la liberazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Simbolo di questa battaglia è Marwan Barghouti, primo deputato palestinese ad essere stato arrestato e da 11 anni nelle carceri israeliane con una condanna a 5 ergastoli e 40 anni di reclusione nel corso della sua vita.
L’appello per la sua liberazione è partito dalla cella di Robben Island dove scontò i suoi anni di carcere uno dei più grandi simboli di libertà del nostro tempo, Nelson Mandela, proprio ieri scomparso, per sottolineare come la discriminazione portati avanti per anni da Israele in Palestina, nulla hanno di meno di ciò che i neri hanno subito in Sud Africa durante l’Apartheid. “Così come il rilascio di Mandela e dei prigionieri anti-apartheid ha aperto la strada alla libertà, pace e riconciliazione in Sud Africa – scrive la moglie Barghouti, Fadwa – il rilascio di Marwan e di tutti i prigionieri palestinesi sarà fondamentale per raggiungere questi scopi. La libertà è precondizione della pace”. Perciò, prosegue, “chiedere il rilascio di Marwan significa contribuire a denunciare un vergognoso sistema che viola i diritti di tutti i prigionieri”. Il loro trattamento, “dal momento dell’arresto durante gli interrogatori e il processo, nonché durante la loro detenzione, viola le norme previste dalla legge internazionale”, si legge nella Dichiarazione di Robben Island, firmata il 27 ottobre 2013. “Queste violazioni – prosegue la Dichiarazione – tra cui l’assenza di garanzie per un giusto processo, il ricorso alla carcerazione arbitraria, il maltrattamento dei prigionieri, l’uso della tortura, il disprezzo per i diritti dei bambini, la mancanza di assistenza sanitaria per i detenuti malati, il trasferimento dei detenuti nel territorio dello stato occupante e la violazioni del diritto a ricevere visite, così come l’arresto di rappresentanti eletti, richiede la nostra attenzione e il nostro intervento”.
Aderire alla campagna, significa anche ribadire alla comunità internazionale e al nostro Governo, che ha appena sottoscritto accordi con quello di Nethanyau, che l’occupazione della Palestina è stata dichiarata illegale da ben 87 risoluzioni dell’Onu, che il muro costruito in Cisgiordania che attraversa i Territori Palestinesi è stato condannato dall’Assemblea Generale Onu e dalla Corte di Giustizia Europea e che il Consiglio dei Diritti umani dell’Onu ha lanciato un appello con cui intima a Israele “di fermare tutte le attività di insediamento senza precondizioni e avviare un processo di ritiro di tutti i coloni dai Territori”.
Oltre alla raccolta delle firme individuali, si è costituito un comitato Nazionale per la campagna, le prime adesioni oltre ad AssoPacePalestina e Fondaziona Lelio e Leslie Basso, sono di: Libera, Arci, Cgil, CIPSI, Fiom, Un Ponte per, Pax Christi, Rete Radei resh, Comunità Palestinese in italia, Donne in Nero…

Per aderire alla raccolta firme, inviare una mail freemarwan.italia@gmail.com

Info:

Luisa Morgantini luisamorgantini@gmail.com tel. +39348 3921465

Livia Parisi liv.parisi@gmail.com tel. +393485443954

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