26 novembre 2012 (da Fairwatch) – Inizia oggi a Doha, in Qatar, la 18a Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico. Oltre 17mila i delegati attesi al Qatar National Convention Centre della capitale dell’emirato per un evento internazionale che dovrebbe mettere le basi per gli impegni futuri della comunità internazionale per combattere l’inquinamento globale.

Nonostante il primo periodo del Protocollo di Kyoto sia in scadenza e nonostante gli impegni presi nelle ultime Conferenze delle Parti per contrastare l’aumento delle emissioni e per sostenere l’adattamento delle comunità umane ad un clima impazzito, i passi in avanti fatti dai Governi membri delle Nazioni Unite sono ancora ben lontani da quello che la comunità scientifica chiede da tempo: per mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C, considerati dalla comunità internazionale un limite da non superare, il picco massimo delle emissioni si dovrebbe raggiungere nel 2015, anno a cui dovrebbe seguire una rapida diminuzione. Ma sebbene la crisi economica, la diminuzione dei consumi e la rivoluzione delle rinnovabili stiano contribuendo a contenere le emissioni, queste a livello globale continuano pericolosamente a salire.

Gli eventi estremi e le catastrofi cui stiamo assistendo” chiarisce Alberto Zoratti, dell’organizzazione dell’economia solidale Fairwatch che sarà presenta a Doha “hanno dimostrato come il tempo stia scadendo. Dal super tornado Sandy negli Stati Uniti alle eccezionali piogge monsoniche nelle Filippine, per arrivare alle alluvioni in Toscana quest’anno ed in Liguria nel 2011, gli effetti della febbre del pianeta stanno creando danni e vittime in tutto il mondo”.

Per contrastare efficacemente questo disastro è necessaria una presa di responsabilità dei Governi, sia dal lato dei finanziamenti dando gambe al Green Fund che fino ad oggi stenta a partire in modo efficace, sia attraverso una reale sostenibilità nella politica energetica ed economica” continua Zoratti. “a cominciare dall’Unione Europea, che dovrebbe alzare i propri obiettivi di riduzione ben oltre il 20% entro il 2020, per raggiungere come chiesto a più voci almeno il 30%, per arrivare al nostro Governo, che dalla proposta di Strategia Energetica Nazionale dimostra come abbia intenzione di continuare a sostenere lo sviluppo di un’economia fossile, basata sul gas e sulle trivellazioni petrolifere, lasciando libertà di azione a colossi come Enel o Eni”.

Ma in assenza di un reale protagonismo della politica, troppo legata agli interessi delle grandi lobby fossili, è la società civile che sta facendo la differenza. “I movimenti sociali di mezzo mondo, le reti della società civile e dell’economia solidale stanno dimostrando come la rivoluzione ecologica sia già una realtà” conclude Zoratti, “dalle comunità che sostengono l’agricoltura locale e sostenibile per arrivare alle transition town, fino alle proposte alternative di fornitura energetica come ha dimostrato l’esperienza di Co-energia (http://www.co-energia.org/), associazione legata alle reti dell’economia solidale italiana, che permette di poter abbandonare un colosso energetico come Enel per alternative più sostenibili e low-carbon. Cambiamento dello stile di vita assieme alla mobilitazione sociale: solo così, in modo efficace, è possibile dare una spinta decisiva ad una transizione ecologica sempre più ineludibile”.

Per aggiornamenti da e su Doha/COP18:

Clima, si passa per Doha – di Alberto Zoratti – http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3755

il blog www.altreconomia.it/clima

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