Contro il muro dell’acqua

Dalla quinta edizione della Carovana promossa dal Contratto Mondiale sull’acqua, è stato diffuso un appello per il diritto all’acqua nei Territori Occupati Palestinesi e per il riconoscimento dello Stato della Palestina. Aderisci all’appello!!

Roma, 23 settembre 2011 – Si è svolta dal 10 al 17 settembre la Carovana dell’acqua in Israele e Palestina, promossa dal Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua insieme a tante altre associazioni, giornalisti, rappresentanti di enti locali, con l’obiettivo di approfondire l’accesso all’acqua e alle risorse idriche in Israele e nei territori palestinesi. Al termine del loro viaggio, i partecipanti, insieme ai Comitati popolari palestinesi di Resistenza Nonviolenta, hanno lanciato un appello al governo italiano, ai governi europei e alla comunità internazionale, alla luce di quanto visto e delle testimonianze raccolte.

“In questi 7 giorni in cui la Carovana ha percorso i Territori Occupati Palestinesi – si legge nell’appello – si è appurato che la gestione dell’acqua è tutt’ora sottoposta agli Ordini Militari del 1967, cioè a criteri di sicurezza militare che negano il diritto all’acqua del popolo palestinese, limitando e di fatto impedendo la costruzione di nuovi pozzi o la riabilitazione di quelli esistenti; la costruzione di reti idriche e di impianti di trattamento delle acque reflue; la gestione complessiva delle risorse idriche da parte dell’Autorità palestinese dell’acqua. La situazione è ulteriormente aggravata dalle limitazioni che la popolazione locale subisce quotidianamente negli spostamenti in territorio palestinese. Tutto ciò è in violazione non solo del diritto umano all’acqua riconosciuto dall’Onu, ma anche degli accordi di Oslo e del diritto internazionale”.

“Acqua, terra e cibo sono tre diritti universali interdipendenti, che sono anche in questa terra, che ci ha accolto col suo carico di storia, di fascino, di spiritualità. La rivendicazione della sovranità del popolo palestinese, finora incentrata sulla questione della terra, deve essere riconosciuta anche per l’accesso alle risorse idrica. In questa prospettiva è stata lanciata ai comitati popolari palestinesi, principali referenti della Carovana, la proposta di portare la loro testimonianza e le loro rivendicazioni al prossimo Forum Alternativo Mondiale dell’acqua di Marsiglia, che si terrà a marzo 2012. Il Contratto Mondiale si farà interprete presso il comitato organizzatore di tale proposta”.

Nel giorno della presentazione all’Assemblea delle Nazioni Unite da parte dell’Autorità palestinese di una proposta di riconoscimento dello Stato palestinese come 194° paese membro della comunità internazionale, il Contratto Mondiale sull’acqua unitamente alle associazioni che hanno promosso e partecipato alla Carovana per il Diritto all’Acqua, ai Comitati Popolari palestinesi e tutti i comitati italiani ed europei, persone e istituzioni che hanno già sottoscritto l’appello, si rivolgono ai presidenti e premier dei paesi membri dell’UE, in particolare al presidente italiano, ai rappresentanti dei parlamenti dell’Europa chiedendo di sostenere la proposta di risoluzione per il riconoscimento dello Stato Palestinese presso l’Assemblea delle Nazioni Unite e presso il Consiglio di Sicurezza. Auspicano inoltre che i membri con diritto di veto di tale organismo non lo esercitino e chiedono alla Comunità internazionale di esercitare una pressione sul governo israeliano affinché venga in ogni caso garantito il diritto e l’accesso all’acqua al popolo palestinese, cessino immediatamente le violazioni al diritto internazionale e l’occupazione militare.

L’appello è già stato sottoscritto da tante persone della società civile, associazioni istituzioni, personalità dello spettacolo italiane, tra cui: Moni Ovadia, Claudio Bisio, Giorgio Galli (politologo), Vittorio Agnoletto, Gianni Tamino (Docente di biologia, Università di Pavia), Basilio Rizzo (presidente Consiglio comunale di Milano), Furio Honsell (sindaco di Udine),Franco Zunino (consigliere comunale Savona).

A livello internazionale, adesioni sono pervenute da rappresentanti di comunità e comitati dell’America latina (Brasile,Salvador,Uruguay,Ecuador,Messico) ,di paesi europei e del Mediterraneo.

Scarica l’appello >>>

Per aderire, è possibile mandare una mail a segreteria@contrattoacqua.it

Per informazioni: Contratto Mondiale sull’acqua: segreteria@contrattoacqua.it, Rosario Lembo e Cinzia Thomareizis, tel. 02.89056946, cell. 327.42938

Gerusalemme, 13 settembre 2011 – La Carovana per l’acqua, giunta al suo V viaggio per promuovere a livello internazionale il principio che l’acqua è un bene comune e un diritto umano, il 10 settembre è giunta a Gerusalemme.

Ha iniziato il suo percorso di conoscenza riguardo all’accesso alle risorse idriche nei Territori Occupati Palestinesi, con una conferenza a Gerico organizzata dai Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta della Valle del Giordano, per la prima volta sul tema dell’acqua, dal titolo “Acqua: un diritto umano”.

Questi comitati, nati con l’inizio della costruzione del muro che li separa dalle terre che coltivavano, oggi stanno mettendo al centro della loro lotta la difesa del diritto all’acqua.

Ne hanno parlato Shaddad Al Attili, capo dell’Autorità palestinese dell’Acqua, Majed Fetian, governatore di Gerico, e Fathy Khdeirat, in nome dei comitati. Tre voci diverse, tre punti di vista che hanno confermato con passione e preoccupazione le difficoltà di accesso all’acqua che la popolazione palestinese deve affrontare, denunciando allo stesso tempo l’indifferenza della comunità internazionale agli appelli dell’Autorità Palestinese.

I rappresentanti di E-wash, un coordinamento di circa trenta Ong palestinesi che lavorano sull’acqua, anch’essi promotori dell’incontro, hanno introdotto il problema del trattamento delle acque reflue che nel West Bank vengono gettate ovunque e vanno verso Israele o verso il mar Morto.

Ci siamo dunque confrontati con i livelli istituzionali, con le organizzazioni locali e con i comitati di base, secondo il metodo delle carovane di articolare tutti i soggetti impegnati per l’acqua.

I dati che studi e ricerche di università e organizzazioni umanitarie diffondono, trovano una drammatica testimonianza nelle condizioni di vita che ci sono state descritte e nella visita che al pomeriggio ci ha portato nella Valle del Giordano, dove circa 8000 coloni che vivono in 28 insediamenti controllano il 92% delle risorse idriche.

La valle del Giordano, la biblica terra di latte e miele, un tempo così fertile da essere notoriamente chiamata il granaio della Palestina, oggi è prevalentemente ridotta a deserto nel territorio palestinese ed in particolare nelle zone dove sono stanziati i beduini, i quali sopravvivono a stento grazie alle poche piogge invernali.

Una situazione emblematica che abbiamo visitato è la sorgente di Aloja, prosciugata a causa della costruzione di pozzi a monte e di una stazione di pompaggio di acqua che approvvigiona il vicino insediamento israeliano. I beduini, che stanziavano nei dintorni anche per l’antica presenza di una fonte che costituiva un punto di ristoro, si sono dovuti spostare.

Estese coltivazioni di palme da datteri verdeggiano invece nelle terre israeliane confiscate ai palestinesi. Se fin’ora sono state piantate 1 milione di palme, il progetto prevede di arrivare a 4 milioni. Questo è un tipo di coltivazione che diventa produttivo dopo una decina d’anni, un tempo troppo lungo per i coltivatori palestinesi alle prese col problema quotidiano della sopravvivenza. Inoltre richiede capacità d’investimento che solo i coloni si possono permettere anche grazie al sostegno delle fondazioni ebraiche nel mondo.

Tra l’alternarsi di palme e zone aride abbiamo tentato di individuare il fiume Giordano: sapevamo che negli ultimi cinquant’anni la sua portata si è ridotta di oltre la metà, e il fatto che non sia più individuabile a vista d’occhio ce lo ha confermato.

A conclusione della prima giornata è emerso con chiarezza un quadro grave e complesso: “l’acqua è diventata un problema politico”, secondo le analisi delle autorità locali: occupazione, muro, ordinanze militari che dal 1967 disciplinano la gestione dell’acqua nei Territori Occupati Palestinesi, in palese contraddizione col principio del diritto all’acqua. Per la costruzione di pozzi, di acquedotti e reti fognarie è necessario chiedere il permesso a Israele, che spesso lo nega. Di conseguenza il popolo palestinese e, in particolare, l’Autorità dell’Acqua non ha la sovranità per intervenire nella risoluzione dei problemi idrici e igienico-sanitari, e viene in questo modo impedita nell’esercizio del proprio diritto all’acqua.

Acqua, terra, cibo: tre diritti interdipendenti spesso negati in tante regioni del mondo.

Anche in questa terra, che ci ha accolto col suo carico di storia, di fascino, di spiritualità, la rivendicazione della sovranità del popolo palestinese, finora incentrata sulla questione della terra si allarga anche alle risorse idriche.

Sempre di più , anche a livello del bacino del Mediterraneo, i movimenti della terra e quelli dell’acqua si stanno unendo nel tentativo di far convergere gli sforzi e gli impegni in un’unica lotta per la terra, l’acqua e il cibo. In questa prospettiva è stata lanciata ai comitati popolari palestinesi, principali referenti della Carovana, la proposta di portare la loro testimonianza al prossimo Forum Alternativo Mondiale dell’acqua di Marsiglia (marzo 2012) ed il Contratto Mondiale si farà interprete presso il comitato organizzatore di tale proposta.

Roma, 10 settembre 2011 – Parte oggi, sabato 10 settembre da Roma, la Carovana dell’acqua, giunta alla sua V° edizione, promossa dal Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua– Onlus con l’obiettivo di approfondire l’accesso all’acqua e alle risorse idriche in Israele e nei territori Palestinesi. Dopo le esperienze realizzate in Europa (Danubio 2003,Bosnia 2004), quelle in Centro America (2008) e in Kurdistan-Turchia (2009), questa V° edizione della Carovana dell’acqua punta ad approfondire la disponibilità delle risorse idriche e dell’accesso all’acqua in Israele e nei territori Palestinesi alla luce dei processi di rarefazione delle risorse idriche che si stanno abbattendo sull’area mediterranea. L’autunno del 2010 è stato infatti il più secco degli ultimi decenni e le ripercussioni si sono fatte sentire anche in un paese come Israele.

“Secondo le Nazioni Unite nella metà di questo secolo, nel bacino mediterraneo, 240 milioni di persone vivranno con una disponibilità inferiore ai 1.000 m3 di acqua all’anno per persona. E’ opportuno ricordare che quando la disponibilità di acqua è inferiore ai 1700 m3, si parla di ‘stress idrico’ ed il Medio Oriente – sottolinea Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua – rischia quindi di diventare l’epicentro dei processi di scarsità idrica. L’area Israele/palestinese si inserisce al centro di questo scenario che può inasprire possibile conflitti idrici tra israeliani e palestinesi e la pacifica convivenza dei popoli del Mediterraneo”.

La Carovana dell’acqua, che arriverà a Tel Aviv (Israele) sabato 10 settembre e farà rientro in Italia sabato 17, vuole essere un’esperienza di condivisione con comunità dove la rarefazione e la scarsità di accesso all’acqua sono già parti integranti di questo conflitto. La drammaticità della situazione, testimoniata da diversi documenti internazionali (rapporto di Amnesty International 2009) sarà oggetto di approfondimento domenica 11 settembre a Gerico, con un seminario al quale porteranno i loro contributi la Water Autorithy e diverse Ong locali coordinate da E-Wash.

Successivamente la Carovana dell’acqua incontrerà i Comitati di Resistenza Nonviolenta della Valle del Giordano, gli esponenti della società civile, le autorità locali ed esperti delle Ong italiane impegnati in progetti sull’acqua, per rilanciare la drammaticità della crisi idrica che sta colpendo il popolo palestinese. “Un secondo obiettivo della Carovana – sottolinea Rosario Lembo – è quello di attivare relazioni di solidarietà fra le comunità locali ed i Movimenti dell’acqua impegnati in Italia e in Europa a contrastare i processi di privatizzazione, con particolare riferimento al prossimo Forum Alternativo dell’Acqua di Marsiglia (marzo del 2012) e al Forum Sociale di Solidarietà con la Palestina che avrà luogo in Brasile nel gennaio del 2012. Infine un terzo obiettivo perseguito dai ‘carovanieri’ sarà quello di identificare percorsi per rendere possibili la concretizzazione della risoluzione dell’Onu, approvata nel luglio dello scorso anno, che impegna gli Stati a garantire l’accesso all’acqua per tutti”.

La Carovana è composta da rappresentanti del Comitato italiano del Contratto Mondiale dell’acqua, delle associazioni CEVI, Rete Radiè Resh,, Associazione Sant’Angelo Solidale, GVC, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Assopace, da alcuni giornalisti, da rappresentanti di Enti locali (Provincia di Trento, Comuni di Udine e Savona). Sul posto la Carovana dell’acqua sarà accompagnata, nei suoi spostamenti, da Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo e del coordinamento per la Pace.

Per informazioni : Gerusalemme : Luisa Morgantini – Assopace 00972 (0)527251612, mail: luisamorgantini@gmail.com

Contratto Mondiale sull’acqua: R. Lembo e Cinzia Thomareizis, mail segreteria@contrattoacqua.

Tagged with →  

Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Contatti

Largo Camesena 16, piano 4°, int. 10 - 00157 ROMA

Tel. +39 06 54 14 894
Fax +39 06 59 600 533

C.F. 97041440153

Commenti e suggerimenti: cipsi@cipsi.it
Posta certificata Cipsi: cipsi@pec.cipsi.it

Solidarietà e Cooperazione CIPSI

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è un coordinamento nazionale, nato nel 1985, che associa 30 organizzazioni non governative di sviluppo (ONGs) ed associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale.

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è nato con la finalità di coordinare e promuovere, in totale indipendenza da qualsiasi schieramento politico e confessionale, Campagne nazionali di sensibilizzazione, iniziative di solidarietà e progetti basati su un approccio di partenariato. Opera come strumento di coordinamento politico culturale e progettuale, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura della solidarietà.