I profughi nel Sudan occidentale hanno urgente bisogno di maggiori aiuti e protezione – Critiche alle truppe di pace dell’ONU.
In Sudan occidentale si rischia una nuova tragedia per i profughi se la comunità internazionale non si impegnerà maggiormente nell’invio di aiuti umanitari e per la protezione della popolazione civile. Negli ultimi dieci anni del conflitto del Darfur la situazione non è mai stata tanto drammatica per i profughi come oggi. In molti campi mancano tende, cibo, acqua potabile e medicine, in quanto continuano ad arrivare sempre nuovi profughi in cerca di rifugio. Solamente nell’ultima settimana, 17.000 persone sono fuggite dai combattimenti nella regione di Jebel Marra Est (Darfur settentrionale). Dal gennaio 2013, più di 350.000 abitanti del Darfur sono fuggiti nel Sudan occidentale prima della escalation di violenza, mentre altri 50.000 hanno cercato rifugio nel vicino Ciad.

Le truppe di pace dell’UNAMID delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana devono riprendere urgentemente i pattugliamenti fuori e dentro i campi profughi per garantire protezione ai rifugiati indifesi. Infatti anche nei campi si verificano sempre più assalti e stupri, tanto che molti civili non restano a lungo nei campi e continuano la loro fuga. Questo accade in corrispondenza con l’inizio della stagione delle piogge; purtroppo in nessun altro posto ci sono iniziative per accogliere così tanti nuovi profughi. L’UNAMID ha avuto esplicitamente il mandato di proteggere la popolazione civile. Ora devono anche prendere sul serio questo mandato e garantire almeno la sicurezza nei campi. L’UNAMID giustifica la riduzione delle pattuglie con la scarsità di automezzi e di carburante. Questa è una dimostrazione di incapacità per una delle maggiori e più costose missioni di pace nella storia delle Nazioni Unite.

Il Darfur è oggi un conflitto dimenticato, dopo che la stampa mondiale ha riportato per anni le notizie sul genocidio. Gli abitanti del Darfur fuggono da scontri interetnici e scontri tra l’esercito sudanese e i movimenti di liberazione e dai raid aerei da parte dell’aviazione sudanese. Il bombardamento continuo della popolazione civile ormai allo stremo nella regione di Jebel Marra è un crimine contro l’umanità che non essere accettato passivamente dalla comunità internazionale. Con i bombardamenti infatti vengono distrutte anche le basi vitali per il sostentamento della popolazione civile. Gli attacchi aerei decimano le mandrie, che sono la struttura portante dell’economia tradizionale della regione.

Circa 1,7 milioni di persone vivono come sfollati interni in Sudan occidentale. 300.000 abitanti del Darfur hanno cercato rifugio nel vicino Ciad.

 

Fonte: Associazione Popoli Minacciati