Pubblichiamo in anteprima un articolo di Pier Virginio Dastoli  della Copertina dedicata all’accordo Europa-Grecia della rivista Solidarietà Internazionale, in stampa,  del Cipsi.  

IL FEDERALISMO CONTRO LA CRISI DELL’EUROPA

 Pier Virginio Dastoli

Molte cose sono state dette e scritte sulla provvisoria conclusione della crisi greca. Provvisoria perché prima le politiche sciagurate condotte dai governi di centrodestra di quel Paese, e poi l’austerità cieca imposta dalle istituzioni internazionali, hanno ridotto l’economia allo stato post-bellico. Provvisoria anche perché l’accordo ha creato una spaccatura nel governo e nel partito di Tsipras, e nessuno può escludere una crisi politica con elezioni anticipate dall’esito incerto. Provvisoria infine perché, nella logica perversa della dottrina economica che prevale in Europa da cinque anni, sono state imposte alla Grecia draconiane misure di austerità, ma nulla è stato deciso per avviare un nuovo processo di sviluppo interno.

Vorrei cogliere l’occasione del dibattito che si apre su queste colonne per attirare l’attenzione su questioni che sono state ignorate o sottovalutate nella grandissima maggioranza dei commenti.

 

LA DIMENSIONE DEMOCRATICA

La prima questione riguarda la dimensione democratica. Il presidente francese Hollande ha affermato che: “È stata salvaguardata la sovranità nazionale della Grecia”. Affermazione azzardata se si considera l’intrusione delle istituzioni europee (Bce e Commissione) e internazionali (Fmi) nel governo dell’economia greca. Un’affermazione, tuttavia, che coglie un elemento essenziale – e devastante – della vicenda greca. Nella difesa della Grecia di cui si sono fatte equamente paladine la sinistra e la destra – con quell’immagine dell’emiciclo di Strasburgo in cui i cartelli del “no” erano agitati nello stesso tempo da Salvini, Le Pen, Farage e il Gruppo della sinistra radicale e comunista, passando per i deputati Cinque Stelle – il tema centrale è stato il rispetto della volontà popolare espressa dai greci con il voto del 25 gennaio e con il referendum del 5 luglio. Poiché la difesa della sovranità popolare non può esistere in un solo Paese, dovrà essere ora difesa la sovranità popolare nei nove Paesi in cui i parlamenti nazionali sono chiamati a ratificare l’accordo di Bruxelles, con il rischio che il “no” di un Parlamento faccia cadere tutto l’impianto deciso dall’Eurogruppo, facendo piombare prima del tempo la Grecia e l’Europa nel caos.

Rare sono state le voci di chi ha difeso il principio di una superiore sovranità europea, che si sarebbe potuta e dovuta esprimere togliendo dalle mani incapaci della Trojka (dal russo “terzina”) la gestione della crisi, per affidarla a un’inedita biga – quella guidata dalla ragione di Platone -, composta dalla Commissione e dal Parlamento europeo. La difesa della sovranità democratica greca è stata un errore drammatico, che pur continua a persistere in una parte importante della sinistra italiana, e che ha gettato Tsipras nel girone infernale del metodo intergovernativo.

 

PRIMA LA DEMOCRAZIA E POI LA MONETA

La seconda questione riguarda la convinzione che, nonostante la crisi greca, l’eurozona sia tuttora un’area valutaria ottimale, e che la priorità debba essere data alla sua governance economica. Seguendo questa convinzione, i Paesi dell’eurozona hanno adottato, in questi anni, misure sempre più rigide per il controllo delle economie nazionali. Indebolendo contemporaneamente le istituzioni comuni, e scegliendo una via che ha aggravato le asimmetrie all’interno dell’area, invece di rafforzare le istituzioni comuni e rendere le regole più flessibili. Si tratta del difetto fondamentale del metodo comunitario che ha inteso, fin dalle origini, anteporre l’integrazione economica alla dimensione politica, al contrario del metodo federalista immaginato da Spinelli che proponeva di far precedere la dimensione della moneta e, prima dei mercati, dalla dimensione democratica e dalla creazione di un governo federale (“con poteri limitati ma reali”) per garantire beni comuni transnazionali.

 

RIFORMARE IL TRATTATO DI LISBONA

Un’altra via di uscita è possibile. Essa consiste nel correggere gli squilibri del progetto iniziale dell’Unione economica e monetaria e nel completare, aggiornare e riformare il Trattato di Lisbona nella logica dell’Europa a due velocità, superando le sue insufficienze per andare al di là del puro e semplice coordinamento economico fra Stati membri. Essa consiste nel denunciare, ridurre e progressivamente annullare i costi della non-Europa con un piano politico di rilancio dell’integrazione. Il federalismo è la sola via per evitare una crisi drammatica che sacrificherebbe un’intera generazione. Questo federalismo “di necessità” darà vita a una vera Europa politica e sociale, le cui istituzioni garantiranno un giusto equilibrio fra le politiche monetarie e di bilancio, la stimolazione dell’attività economica e la coesione sociale rafforzata. Solo il federalismo sarà capace di evitare il fallimento dell’Euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l’Unione europea. Esso aprirà agli Europei la via verso un’Europa giusta, solidale e democratica, in grado di garantire il suo spazio centrale nel mondo. Se non si riuscirà a rilanciare il progetto europeo con l’indispensabile audacia, ridefinendone le basi politiche e costituzionali e articolandolo su un piano a lungo termine e sull’attuazione di politiche comuni, sarà impossibile frenare e invertire le tendenze centrifughe.

Il 9 luglio 1980, Spinelli creò a Strasburgo il Club del Coccodrillo, che aprì la stagione costituente nel primo Parlamento europeo eletto. È venuto il momento di creare un nuovo e più ampio Club del Coccodrillo che associ esponenti del mondo della politica, dell’economia e del lavoro, della cultura e della società civile, elaborando idee sul contenuto del progetto federale, sul metodo e sull’agenda da sottoporre con la forma di un’inedita iniziativa di cittadini europei al Parlamento e alla Commissione europea, in vista della celebrazione dei sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma. (presidente@movimentoeuropeo.it)

 

Frase

Il difetto fondamentale del metodo comunitario è stato l’anteporre l’integrazione economica alla dimensione politica. Il metodo federalista immaginato da Spinelli proponeva il contrario.

 

 

Un commento per Dastoli: il federalismo contro la crisi dell’Europa

  1. […] Dastoli: il federalismo contro la crisi dell’Europa sembra essere il primo su Solidarietà e Cooperazione […]

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