19 gennaio 2013 – Una lettera di Alex Zanotelli. Dom Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di Sao Felix do Araguaia, ha dovuto, a 84 anni suonati e malato di Parkinson, lasciare la sua casa e la sua comunità nel Mato Grosso in Brasile da dove vive dal 1968.
Sono state le autorità federali, lo scorso dicembre, a portare via in tutta segretezza dom Pedro ,per metterlo al sicuro in località segreta , dopo la minaccia di morte da parte dei latifondisti. E’ un lungo conflitto quello che oppone dom Pedro ai latifondisti del Mato Grosso.
Tutto è partito dall’ordinanza della Corte Suprema brasiliana che sottrae migliaia di ettari di terra, occupati abusivamente dai latifondisti, per restituirli ai legittimi proprietari, gli indios Xavantes. I latifondisti accusano il vescovo di essere l’ispiratore della sentenza e responsabile della demarcazione della terra che verrà ora riconsegnata agli indios.
Pedro è per me una delle più splendide figure missionarie del XX secolo, un uomo che ha saputo incarnare un nuovo modo di fare missione. Pedro parla di decolonizzare l’evangelizzazione:”Il Vangelo è arrivato in America Latina avvolto, portato, espresso da una cultura al servizio di un impero, all’inizio quello spagnolo.Più che un messaggio evangelico limpido, sovraculturale, liberatore…è giunto un messaggio di importazione culturale che in 500 anni ha fatto sì che in America Latina non si potesse realizzare veramente una Chiesa autoctona.”
Catalano di nascita, entrò giovane nell’ordine dei Clarettiani. Dopo aver respirato a pieni polmoni l’aria del Concilio, fu inviato come missionario nel 1968 in Brasile e precisamente nella prelatura di S. Felix do Araguaia.
Il Brasile viveva allora sotto la dittatura militare e Pedro finì subito sulla lista nera dei generali e dei latifondisti, perché schierato, insieme agli operatori pastorali, dalla parte dei contadini e degli indigeni cacciati dalle loro terre, dalle grandi aziende agro-alimentari. Nel 1971 fu designato da Paolo VI come vescovo di Sao Felix. Pedro rifiutò. Fu solo l’insistenza dei religiosi e degli agenti pastorali a smuovere Casaldaliga dalla sua decisione, per poter continuare unitariamente la nuova pastorale a partire dai poveri. Per la sua consacrazione, avvenuta sulle rive del del fiume Araguaia, dom Pedro indossava il cappello di paglia dei contadini invece della mitria, un bastone di legno degli indios tapirapè invece del pastorale e un anello di legno tucum ,usato dagli schiavi invece di quello d’oro. Rifiutò subito di vivere nel palazzo vescovile, e scelse di vivere con la gente. Insieme agli agenti pastorali, scrisse ben presto la famosa lettera pastorale Chiesa dell’Amazzonia in conflitto con il latifondo e l’emarginazione sociale,una penetrante analisi dei meccanismi perversi del capitalismo che lo renderà inviso ai generali e latifondisti, ma anche in Vaticano.
Nel 1976 mentre reclamava la liberazione di due contadine,un poliziotto gli sparò un colpo a bruciapelo.Ma il gesuita Joao Bosco Burnier gli fece scudo con il suo corpo e lo salvò . Da quel momento Casaldaliga diventerà un ‘sorvegliato speciale’ dei generali e dei latifondisti, oggetto di intimidazione, minacce e ordini di espulsione .
Pedro è sempre stato un sostenitore della teologia della liberazione che ha tradotto in opzioni pastorali quotidiane. Nel 1993 i latifondisti di nuovo assoldarono un sicario per ucciderlo, ma anche allora dom Pedro si salvò.
Nel 2003, compiuti i 75 anni, dom Pedro diede le dimissioni, ma chiese di rimanere con il suo popolo a Sao Felix.
Straordinario esempio di missionario, appassionato di Gesù di Nazareth, il cui messaggio liberatorio ha saputo incarnare in una strenua difesa dei contadini impoveriti e degli indios. E per questo ha pagato con continue minacce di morte. Molti anni fa dom Pedro scrisse una poesia che ci auguriamo non si avveri:
” Morirò in piedi come gli alberi,
Mi uccideranno in piedi.
Il sole , supremo testimone,metterà il suo sigillo
Sopra il mio corpo doppiamente consacrato.”
Grazie dom Pedro per questa tua staordinaria testimonianza di vita! Non mollare!

Alex Zanotelli

Napoli,19 gennaio 2013

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