Appello dall’Assemblea Cipsi. “Non c’è più tempo di rimandare le decisioni! La questione ecologica e ambientale non può essere vittima della crisi economica. Chiediamo ai governi il coraggio di una politica dei diritti e dei beni comuni”.

Roma, 28 novembre 2011 – “Non c’è più tempo di rimandare! Dopo i fallimenti delle Conferenze di Copenhagen e di Cancun, sono necessarie azioni concrete e un’assunzione di responsabilità forte da parte dei governi. La questione ecologica e ambientale non può essere vittima della crisi economica attuale. Senza soluzioni concrete sul clima, non ci sarà comunque un futuro per il nostro pianeta. Sono più di 300 milioni le persone già gravemente afflitte dai cambiamenti climatici, e molte di esse vivono nei paesi del Sud del mondo. Non si può aspettare ancora”. Questo il messaggio lanciato dall’assemblea delle 43 associazioni che fanno parte del coordinamento Solidarietà e Cooperazione Cipsi, nel giorno in cui parte il 17simo vertice sui cambiamenti climatici di Durban, in Sudafrica.

“Le alluvioni che in questi ultimi mesi hanno colpito tante parti del mondo, l’America latina, l’Asia ma anche la stessa Italia, sono uno dei tanti campanelli d’allarme sull’impatto devastante che i cambiamenti climatici hanno nella vita di tutti noi – commenta il presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi Guido Barbera -. Non è più possibile continuare a speculare sull’ambiente! I cambiamenti climatici hanno gravi conseguenze anche sull’acqua. Si stima che entro la metà del secolo, più di un miliardo di persone si troverà ad affrontare la fame e la scarsità d’acqua, di cui 600 milioni nella sola Africa. L’acqua sta diventando una risorsa sempre più rara e meno disponibile per tutti. L’incremento delle temperature sulla superficie terrestre provoca mutamenti nei regimi delle precipitazioni locali, un anomalo surriscaldamento dei mari, l’alterazione delle correnti oceaniche e lo scioglimento delle calotte polari.

L’assemblea delle 43 associazioni Cipsi ribadisce il suo impegno a lavorare sul fronte dell’acqua bene comune e diritto universale da garantire a tutti gli esseri umani. Chiediamo al nuovo governo italiano che vengano rispettati i risultati referendari dello scorso giugno ed avviata una nuova politica ambientale di recupero del nostro territorio. Chiediamo a tutti i governi di trovare il coraggio di una politica internazionale dei diritti e dei beni comuni contro ogni forma di interesse. Una politica in grado di tutelare ogni essere umano e che non sia, in alcun modo, di discriminazioni e di povertà!”.

“Non possiamo perdere questa occasione – conclude Barbera –. Rilanciamo gli impegni vincolanti del Protocollo di Kyoto per giungere ad un trattato con ‘obblighi’ precisi ed impegni concreti per tutti, verificabili di anno in anno, per la tutela dei beni comuni dell’intera umanità, del nostro pianeta e, quindi, del futuro di tutti noi”.

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