“Rom, cioè noi, tutti. E tutti uguali”.

“Indigniamoci e scendiamo in piazza ad urlare la nostra indignazione. Riscopriamo il senso e il gusto di fare politica”. Questo l’invito di Renzo Fior sull’editoriale che verrà pubblicato nella rivista Emmaus Italia n. 01/2011.

Roma, 22 febbraio 2011 – “Sarebbero molti i fatti che avrebbero bisogno di una riflessione attenta; siamo invasi quotidianamente da notizie che ci fanno star male e non mi riferisco solo alla drammatica morte di quattro bambini in una tenda improvvisata; non dico bambini ‘Rom’ ma solo bambini, esseri umani, perché quando usiamo il termine ‘ROM’ ho come l’impressione che vogliamo sminuire la loro ‘umanità’ e il loro essere in tutto e per tutto uguali a ciascuno di noi e a ciascuno dei nostri bimbi; indignazione nell’indignazione per questo tentativo misero di sottrarci alle nostre responsabilità.

Abbiamo quasi l’impressione di essere circondati da una marea di fango che ci assale e dalla quale non riusciamo a trovare capacità e mezzi per sottrarcene; un senso di rassegnazione e di quasi fatalità ci invade rendendoci incapaci di visioni di speranza per il nostro futuro e per quello delle giovani generazioni. Il sentimento di tanti, che ciascuno di noi ha modo di incontrare, conferma purtroppo di questo stato d’animo e realtà delle cose.

Ho riletto, alla luce anche di questi fatti, la Costituzione italiana che all’articolo 3 recita: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’.

E mi sono detto: come siamo lontani da questa visione nella realtà concreta della nostra vita; non avvertiamo questa uguaglianza e troviamo sempre qualcuno che è più uguale di tutti gli altri, che riesce ad avere favori e vantaggi, che di fronte alla legge riesce a far valere il proprio censo, la propria forza mediatica che gli permette di distorcere la realtà e di piegarla ai propri interessi di bottega.

Eppure io penso, e ne sono profondamente convinto, che la maggior parte della gente abbia a cuore l’essere retti, onesti, solidali, lavoratori, pacifici, attenti a che il vivere civile si possa sviluppare armoniosamente nel rispetto di tutti…. Ma allora cosa ci manca? Perché al contrario viviamo questo senso di accerchiamento del male e non riusciamo a spezzarne le catene? Siamo diventati pavidi e spettatori quasi disinteressati.

Mi pare che dobbiamo riscoprire la necessità e la forza dell’indignazione personale, profonda; non dobbiamo stare zitti, dobbiamo saperci mettere la faccia, dobbiamo saperci compromettere, prendere posizione. L’Abbé Pierre ci ha insegnato la ‘collera dell’Amore’ che significa farsi carico, in maniera figurata potremmo dire ‘prendere in braccio’, le persone che soffrono; guardare quei volti e riscoprire in quei tratti, i tratti dell’umanità ferita e sofferente che ci chiama a gridare con loro e per loro la nostra indignazione.

Diciamo che siamo stufi che a pagare la crisi, le malefatte di questo e quell’altro speculatore farabutto siano sempre i più poveri, siamo stufi di vedere che quando si tratta di tagliare e fare economie a livello statale, regionale e comunale sono gli interventi per i più deboli tra di noi che sono colpiti: e questo lo chiamano Welfare. Perché non si diminuiscono le spese per il militare? Per i 131 nuovi cacciabombardieri F35 (Joint Strike Fighter) sono stati stanziati 16 miliardi di euro.

Siamo stufi di vedere alla televisione l’apoteosi del capo e di chi come lui ha possibilità economiche quasi illimitate e che per questo pensa di aver il diritto quasi sacrosanto di beffarsi di tutto e di tutti, della legge che dovrebbe in qualche modo ritrovarci uguali, così come recita la Costituzione italiana.

Diciamo basta ad un paese, il nostro, a una regione, l’Europa, che di fronte alle emergenze di popolazioni colpite dalla guerra, dalla fame e dai disastri naturali sono preoccupate solo di ergere mura sempre più invalicabili e non sanno inventare una politica fatta di accoglienza e di rispetto delle persone.

Ma indignarsi non è sufficiente; occorre scendere in piazza e levare forte la nostra voce e obbligare quanti esercitano il potere per il proprio interesse a tornarsene a casa. Forse dobbiamo riscoprire il senso e il gusto del fare politica: ‘Mi interessa’ come diceva Don Milani; mi interessa per me, per i miei figli e per tutte quelle persone che da questa politica sono dimenticate d utilizzate.

“Se non ora quando?”.

Renzo Fior

Presidente Emmaus Italia

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