Firmate e diffondete a tutti gli amici questa  campagna per la democrazia in eritrea ed evitare nuove morti in mare.

 

IL CIPSI HA ADERITO E FIRMATO!

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I richiedenti asilo che arrivano sulle coste italiane sono in gran parte eritrei. Ogni mese circa 5000 persone, soprattutto giovani, fuggono da un regime che nega ogni forma di democrazia e libertà. In questi giorni la Commissione Europea sta negoziando con l’Eritrea un nuovo pacchetto di aiuti allo sviluppo, di oltre 300 milioni di euro. Non è chiaro, però, come verranno impiegate quelle risorse e non risultano accordi con il governo eritreo sul rispetto dei diritti umani. Se l’UE volesse davvero migliorare la situazione in Eritrea e fermare l’esodo, per concedere quegli aiuti dovrebbe vigilare sull’uso che ne farà il governo, porre come condizione il rispetto delle libertà fondamentali e l’avvio di vere riforme democratiche. “Il governo eritreo è responsabile della sistematica, diffusa e grave violazione dei diritti umani, che ha creato un clima di paura in cui ogni forma di dissenso è repressa, dove una vasta parte della popolazione è costretta al lavoro forzato e alla reclusione, mentre centinaia di migliaia di rifugiati abbandonando il paese. Alcune di queste violazioni potrebbero essere definite crimini contro l’umanità”. Sono le conclusioni a cui è giunta la Commissione di inchiesta sui diritti umani in Eritrea, istituita dal Consiglio ONU dei Diritti Umani nel giugno 2014. Io sono un giornalista italiano di origine eritrea. Nell’ottobre del 2013 ero a Lampedusa, il giorno dopo il naufragio in cui quasi 400 persone hanno perso la vita. Erano tutti eritrei. Nell’hangar dell’aeroporto ho visto i sopravvissuti che piangevano i morti, tra le lunghe file delle bare. In quel pianto straziante c’era una richiesta d’aiuto al mondo intero affinché nessuno sia più costretto a scappare da quel paese. Quel giorno ho deciso di andare in Eritrea. Volevo vedere da vicino che cosa succede realmente. Lì ho trovato la disperazione di chi è costretto a scegliere tra perdere la libertà, se decide di restare, o rischiare di perdere la vita, se decide di andare. Con me, a lanciare questa petizione, ci sono anche Don Mussie Zerai e Anton Giulio Lana. Don Zerai è un sacerdote eritreo che assiste rifugiati e migranti in Italia e in Europa. É il fondatore dell’agenzia Habeshia ed è tra i candidati al Premio Nobel per la Pace. Anton Giulio Lana è un avvocato per i diritti umani, da sempre impegnato nella difesa di richiedenti asilo e migranti, ed è segretario generale dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani. Noi Eritrei, discendenti di Eritrei e cittadini preoccupati per la situazione in Eritrea, rivolgiamo un appello alla Commissione Europea e ai governi dell’UE: Non concedete il nuovo pacchetto di aiuti allo sviluppo, e ogni altra forma di sostegno economico, fino a che il governo eritreo si impegnerà in modo vincolante a garantire la tutela dei diritti umani fondamentali e ad attuare vere riforme democratiche, anche consentendo agli osservatori internazionali di entrare nel paese. In particolare, chiediamo: 1) Libertà per tutti quelli che sono detenuti in modo arbitrario, tra cui dissidenti e giornalisti; 2) Libertà di espressione e di associazione; 3) Elezioni libere e democratiche con un sistema multipartitico; 4) Fine del servizio militare obbligatorio e a tempo indeterminato; 5) Fine di ogni forma di lavoro forzato e di trattamenti abusivi, innanzitutto la tortura. Fino a che lo stato di diritto non sarà ripristinato, rinnoviamo le raccomandazioni della Commissione di inchiesta ONU, affinché chi scappa dall’Eritrea abbia il diritto all’asilo o ad altre forme di protezione internazionale. Per fermare l’esodo dall’Eritrea non servono altri soldi, ma democrazia e libertà. Vittorio Longhi, Don Mussie Zerai, Anton Giulio Lana

6 Commenti per Eritrea Libera: sosteniamo la Democrazia, evitiamo l’Esodo e altre Morti in mare! Firmate!

  1. Girmay ha detto:

    Ottimo lavoro grazie a voi

  2. Yvonne Meyer ha detto:

    Liberta e democrazia per Eritrea!

  3. Anna Maria ha detto:

    Sono d’accordo con la petizione e penso sia meglio fare arrivare gli “aiuti allo sviluppo” solo attraverso quelle Ong che conoscono il territorio e agiscono attraverso canali civili e non politici. Negare del tutto gli aiuti significherebbe condannare comunque tanta gente innocente e inerme alla morte.

  4. Marco Sassi ha detto:

    Sono d’accordo su tutto; tranne che con l’ appello alla Commissione Europea e ai governi dell’UE di non concedere il nuovo pacchetto di aiuti allo sviluppo, e ogni altra forma di sostegno economico, fino a che il governo eritreo ecc. ecc.
    La storia degli ultimi 20 anni ha dimostrato che il governo eritreo non sottosta a nessuna forma di ricatto o di pressione, anzi , semmai si irrigidisce ancora di più e toglie spazi d’azione alle associazioni già presenti sul posto o desiderose di entrarvi. La decisione di proseguire con gli aiuti è necessaria, perchè la comunità internazionale comunque ci valuterà sulla scorta delle alternative offerte a chi ha un piede dentro alla porta di casa e un piede fuori , pronto a scappare. E se tu abiti in uno sperduto villaggio del Gash Barka, forse se hai delle alternative e degli aiuti puoi anche decidere a rimanere (e soprattutto ne avverti il diritto), ma se avverti solo l’indifferenza della comunità internazionale, fai fatica a capire le ragioni dei “diritti umani” ecc. Questa è una delle ragioni per cui firmerò l’appello ma con un distinguo, un invito piuttosto a riallacciare in modo diffuso e importante le relazioni con il governo eritreo, chiedere l’ingresso delle associazioni, della società civile, dei volontari, del dialogo. Il muro contro muro in Eritrea non paga, forse pagherà di più il controllo degli aiuti attuato attraverso le presenze internazionali, la cooperazione, il lavoro insieme, a partire da quelle realtà territoriali più marginali e periferiche che di aiuti ne hanno veramente bisogno.

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