PER UNA POLITICA ESTERA EUROPEA

Nicoletta Teodosi

L’utopia di una Europa Unita è minacciata da nazionalismi di destra e di sinistra. Solo da pochi giorni ho smesso di leggere commenti e punti di vista sulla grave crisi che sta investendo l’Europa che vede nella crisi greca il suo acme. Ragioni, principi, valori, su cui è stata costruita l’Europa di oggi, devono essere conosciuti almeno come atto di cittadinanza. Così come si devono conoscere le ragioni su cui si è fondata la Repubblica italiana. Non prenderli in considerazione o ignorarli significa spostare il problema in avanti, più in là rispetto a dove siamo e da dove veniamo. È come mettere la polvere sotto il tappeto. Prima o poi dovranno essere affrontati e non dati per scontato impoverendone l’importanza.

L’Europa così come è oggi, non è una Europa politica, ma una Europa monetaria e finanziaria. L’Europa politica che avrebbe dovuto costruire un unico soggetto sovranazionale non è mai nata. Volutamente i Capi di Stato e di Governo, in questi anni Duemila hanno perso, o voluto perdere, la partita più grande, quella iniziata alla fine della seconda guerra mondiale. Molti dei commenti e punti di vista sono di chi ha un vissuto limitato con il concetto di Europa e di Europeismo.

L’idea di costruzione di una Europa Unita è strettamente legata ad una dimensione sovranazionale, dove i singoli Stati membri scelgono di appartenere a una Unione che li mantenga in Pace prima di tutto. La politica di Allargamento degli anni 2000 è rimasta incompiuta, e ha di fatto imbarcato Paesi per cui il solo “acquis” comunitario non era sufficiente, tante erano le differenze culturali e politiche in confronto ai Paesi costituenti, o che avevano avuto un processo di democratizzazione più lungo prima dell’entrata in Europa. Parlare bene inglese, poter viaggiare senza passaporto o avere un mercato unico non sono stati di fatto sufficienti. Ma tant’è che gli eventi sono passati e l’Europa è un continente con 28 Stati membri.

Le istituzioni europee decidono a maggioranze diverse, il Consiglio decide all’unanimità, salvo lprocedure interne o se i Trattati lo dispongano diversamente. Ciò significa che una decisione deve essere presa allo stesso modo da 28 Capi di Stato e di Governo, i quali decidono in base ai Trattati che vengono aggiornati (l’ultima revisione è chiamata Trattato di Lisbona, 1999).

Scrivo questo per ribadire che la costruzione di una Europa in chiave politica prevede delle procedure lunghe e complesse, che si traducono nel sistema democratico che oggi conosciamo. Questo sistema non ci è stato imposto da nessuno. Ma gli Stati membri, attraverso i nostri rappresentanti, hanno deciso le modalità di decisione, cosa si doveva decidere, chi doveva farlo. In maniera collegiale. Solo che l’Europa politica si è fermata, è stata costruita prima un’Europa monetaria e un’Europa finanziaria. Gli economisti, più pragmatici, hanno fatto prima che la costruzione della Unione europea fosse compiuta. Che vi fosse la necessità di costruire una Europa dei cittadini e quindi politica, è stato detto, soprattutto dalle Reti europee, come EAPN (European anti Poverty Network), ma anche e soprattutto dal Movimento Federalista Europeo.

Gli anni Duemila sono stati gli anni dell’Allargamento ad est, della Carta europea dei Diritti fondamentali, della Strategia per l’Inclusione sociale e attiva, gli anni della solidarietà, del modello sociale europeo. Si direbbe gli anni delle “vacche grasse”. Il secondo decennio di questo secolo invece sono gli anni della crisi, gli anni in cui solidarietà e modello sociale stanno di fatto scomparendo, il dibattito intorno ad una Unione in senso federale si esercita solo in consessi oggi minoritari in termini di visibilità.

Il risultato, quindi, è la nascita di populismi e nazionalismi di destra e di sinistra con le stesse motivazioni: perdita di democrazia, la difesa dei popoli, perdita di sovranità degli Stati e delle Nazioni. Non condivido questo terreno di discussione, perché fa male soprattutto a ciò che si è costruito in questi 60 e passa anni, prima di tutto fa male alle Istituzioni. Mi sembra già di aver vissuto quanto sta accadendo oggi negli anni ’70, ’80, ’90, con la squalificazione delle Istituzioni italiane: nulla aveva più importanza e senso. Tutto ciò che era Pubblico era oggetto di delegittimazione. Ora è la volta delle Istituzioni europee.

Non entro nel merito della questione greca. Abbiamo una Politica interna che provoca e cavalca interessi particolari a spese di vittime che scappano da paesi distrutti. Dobbiamo costruire una Politica estera europea per affrontare le guerre potenziali e reali che abbiamo nei nostri confini meridionali, farci carico della crisi umanitaria che sta facendo migliaia di morti, perché l’Europa gli antidoti alle sue crisi ce l’ha. (nickteodosi@gmail.com)

Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Contatti

Largo Camesena 16, piano 4°, int. 10 - 00157 ROMA

Tel. +39 06 54 14 894
Fax +39 06 59 600 533

C.F. 97041440153

Commenti e suggerimenti: cipsi@cipsi.it
Posta certificata Cipsi: cipsi@pec.cipsi.it

Solidarietà e Cooperazione CIPSI

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è un coordinamento nazionale, nato nel 1985, che associa 30 organizzazioni non governative di sviluppo (ONGs) ed associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale.

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è nato con la finalità di coordinare e promuovere, in totale indipendenza da qualsiasi schieramento politico e confessionale, Campagne nazionali di sensibilizzazione, iniziative di solidarietà e progetti basati su un approccio di partenariato. Opera come strumento di coordinamento politico culturale e progettuale, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura della solidarietà.