10 dicembre 2012 (dal Ccm) – In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il CCM desidera porre l’attenzione sull’importanza del diritto alla salute, ricordando che con questa formula non si intende soltanto assenza di malattie e infermità, bensì il benessere globale, fisico, psichico e sociale della persona. Questo diritto fondamentale costituisce la missione unica e primaria dell’Organizzazione, che dal 1968 lavora per promuovere il diritto alla salute per tutti e garantire le cure primarie nei Paesi a basso reddito.

In Africa, come in Italia, esso agisce valutando i bisogni della salute ritenuti più importanti dalla popolazione locale, facendo formazione a tutti i livelli e collaborando con i ministeri della salute e le comunità. Operare accanto “all’altro” è fondamentale: crea, infatti, una relazione tra persone che dà poi senso ed efficacia all’azione stessa. Da questa necessità di porre in relazione realtà diverse ma tra loro certamente complementari è nata la campagna “Sorrisi di madri africane” a favore della salute materno infantile che vuole sensibilizzare su questo tema la società civile italiana entro il 2015 e raccogliere fondi per assicurare una gravidanza sicura a 200.000 donne e assistenza e cura a 500.000 bambini. Purtroppo, tuttavia, milioni di donne, uomini e bambini in tutto il mondo vivono, ancora oggi, senza avere accesso all’assistenza sanitaria di base. Degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio, sottoscritti nel 2000 dalla Comunità Internazionale, tre riguardano l’ambito sanitario e s’impegnano a: ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna e combattere l’HIV/AIDS, la malaria, la tubercolosi ed altre importanti malattie. I progressi compiuti per il loro raggiungimento, fissato per il 2015, sono stati di una lentezza inaccettabile ed esso appare, purtroppo, ancora una meta lontana.

Sembra importante, dunque, oggi più che ogni altro giorno ricordare alcune raccomandazioni – tratte dal Rapporto 2012 di “Action for global health” – rivolte a più soggetti, tutti responsabili del raggiungimento di questi obiettivi.

Ai responsabili politici e alle agenzie per la cooperazione allo sviluppo:

Gli Stati membri dell’Unione europea devono ribadire l’impegno a stanziare per l’APS, ovvero l’ Aiuto Pubblico allo Sviluppo, lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL ).

Lo 0,1% del PIL dovrebbe essere allocato per l’assistenza sanitaria globale.

L’APS deve essere considerato elemento fondamentale delle relazioni estere

I governi devono trovare fonti alternative che contribuiscano al conseguimento degli obiettivi, come la tassa sulle transazioni finanziarie

lo sviluppo internazionale dovrebbe includere la responsabilità per il finanziamento dell’assistenza sanitaria

All’OCSE e alle agenzie per la cooperazione allo sviluppo:

La revisione di tutte quelle modalità di APS (doni, prestiti, spese ed entrate contabili effettuate all’interno del Paese donatore) che più contribuiscono agli obiettivi dello sviluppo internazionale;

Per la rendicontazione dell’APS si deve consentire la classificazione dei progetti, secondo più settori e/o sotto-settori, allo scopo di rendere più accurati i dati OCSE ;

Garanzia di qualità dei rendiconti.

Alla società civile:

La società civile deve partecipare alle analisi dell’APS specifiche per il proprio Paese, onde garantire che i governi adempiano agli impegni di loro competenza;

Le componenti più forti della società civile, comprese le ON G internazionali, devono collaborare con i governi per produrre i dati sull’impatto e il valore dell’APS per la salute, e al tempo stesso per richiamare i governi alle loro responsabilità.

Info: www.ccm-italia.org

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