21 settembre 2011

Barbera: “La pace non è una parola, non sono dichiarazioni, ma fatti concreti. La si costruisce insieme, non individualmente. Le donne africane, con le loro storie ed esperienze, ci insegnano come costruire quotidianamente la pace”.

Roma, 20 settembre 2011 -. Beata, 23 anni, ruandese. Di etnia Tutsi, all’età di 5 anni ha visto la sua famiglia massacrata dai militari Hutu. Gravemente ferita, è stata soccorsa da un vicino di casa di etnia Hutu e, dopo varie vicende, dopo aver sofferto la fame e il freddo, ha avuto la possibilità di arrivare in Italia, di potersi curare, trovare una famiglia e iscriversi all’Università dove studia medicina perché vuole guarire le persone del suo paese e contribuire a costruire un percorso di pace. Beata vuole andare avanti, oltre la mentalità della divisione tra le etnie, per riscoprire il vero valore dell’umanità.

Mme Diouf, senegalese, dopo aver perso in mare il suo figlio 27enne che tentava di raggiungere clandestinamente le Canarie su una piroga, ha fondato un collettivo di donne per combattere l’emigrazione clandestina e dare una possibilità ai propri figli di vivere con dignità nei paesi d’origine.

Mama Khanyi, donna coraggiosa e amorevole, senza paura si reca nei bordelli di Johannesburg per liberare dalle mani di gente senza scrupoli i minori sfruttati e le prostitute, dando loro riparo e rifugio in due appartamenti a Berea, che chiama la “Casa della Speranza”.

Suzanne Ouare ha 50 anni, viene dal Burkina Faso ed è la presidente dell’«Association Paglayiri», che raggruppa oltre 300 donne che si aiutano a vicenda per realizzare attività generatrici di reddito. Ha anche aperto una stazione radio comunitaria, la «Radio Paglayiri», attraverso la quale dà voce alle donne, raccontando le loro difficoltà e i loro successi.

Asmaa Mahfouz, nata in Egitto nel 1984, in un video pubblicato su Facebook il 18 gennaio scorso, ha invitato gli egiziani a rivendicare i propri diritti umani ed esprimere la loro disapprovazione per il regime di Mubarak, facendo da propulsore alle rivolte delle settimane successive.

“Queste sono i fatti che danno un significato ed una motivazione alla Giornata internazionale della Pace che si celebra domani, 21 settembre 2011 – commenta Guido Barbera, presidente del coordinamento di Ong Solidarietà e Cooperazione Cipsi -. La pace non è una parola, non sono dichiarazioni, ma fatti concreti. La si costruisce insieme, non individualmente. Pace non significa solo assenza di guerra ma anche fratellanza, umanità e solidarietà reciproca. Le donne africane ci insegnano come costruire quotidianamente la pace, e per questo come Cipsi e ChiAma l’Africa, con tanti altri amici, chiediamo che venga riconosciuto questo loro ruolo attraverso l’assegnazione del Nobel per la Pace 2011”.

“Le donne, in ogni parte dell’Africa, si mettono al servizio della pace e della democrazia – commenta Eugenio Melandri, coordinatore di ChiAma l’Africa –. A meno di un mese dall’assegnazione del Nobel per la Pace che avverrà il prossimo 7 ottobre, invitiamo tutti a sostenere la Campagna Noppaw, firmando e diffondendo l’appello, per aggiungere un piccolo ma importante tassello a un impegno concreto per la costruzione della pace in Africa e in ogni parte del mondo”.

Le donna africane faranno sentire la loro voce per la pace e la democrazia anche domenica 25 settembre al 50simo anniversario della Marcia della Pace Perugia-Assisi.

Per informazioni: Ufficio Stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894, mail: ufficiostampa@cipsi.it e info@noppaw.org, web: www.cipsi.it e www.noppaw.org.

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