COMUNICATO: LA GRECIA CHIUDE AI PROFUGHI SIRIANI. ANCORA RESPINGIMENTI IN TURCHIA?

Nella giornata di venerdì 24 ottobre un’imbarcazione partita dalla Turchia con a bordo 35 persone, di nazionalità siriana, si è trovata in difficoltà a causa di una rottura del motore nei pressi di Chios, un’isola greca a poche miglia dalla costa turca. I naufraghi sono stati tratti in salvo da un mercantile da loro indicato come battente bandiera russa, che avrebbe contattato le autorità greche per chiedere indicazioni rispetto alla possibilità di sbarcare il gruppo di profughi in territorio greco. Sembra tuttavia che le autorità greche non abbiano acconsentito allo sbarco e quindi la nave si è diretta verso la Turchia, precisamente verso il porto di Izmir dove, malgrado le loro proteste ha successivamente fatto scendere i profughi, consegnandoli alla polizia turca. Da quel momento si sono interrotte le comunicazioni con i profughi e nulla è dato sapere rispetto alla loro situazione.

Sembra, per quanto risulta da testimonianze raccolte via telefono, che la polizia turca abbia minacciato i migranti che se non fossero scesi dalla nave, li avrebbe fatti ricondurre in un porto russo, da dove avrebbero potuto essere riconsegnati al governo siriano, notoriamente sostenuto dalla Russia.

Lo sbarco dei naufraghi in un porto turco, risulterebbe essere avvenuto a seguito del rifiuto da parte delle autorità greche, configurando una possibile violazione delle norme di diritto internazionale relative agli obblighi di salvataggio e di sbarco in un “place of safety” (luogo sicuro) ed al divieto di respingimenti collettivi. Se, come sembra, le autorità greche hanno rifiutato l’ingresso in un porto sottoposto alla loro giurisdizione, si è verificato di fatto un respingimento collettivo verso la Turchia, comportamento che è stato sanzionato in altre occasioni da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, fino alla recente sentenza nel caso Sharifi contro Italia e Grecia.

Quando si trovavano ancora in acque territoriali greche i migranti avevano manifestato l’intenzione di chiedere asilo alla Grecia, e comunque la loro contrarietà ad essere ricondotti in Turchia, ed è noto che la rotta delle navi commerciali che operano interventi SAR (ricerca e salvataggio) non è decisa autonomamente dal comandante della nave, ma è imposto dalla centrale operativa della Marina o della Guardia costiera dello stato che è competente come autorità responsabile della zona SAR.

Se la nave russa ha fatto rotta su Izmir in Turchia non è stato per una libera scelta del suo comandante ma per un preciso ordine della autorità greche. Un ordine di respingimento collettivo che le autorità greche hanno impartito in violazione del divieto di respingimenti collettivi, affermato dall’art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dell’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Come ha osservato la Corte Europea dei diritti dell’Uomo nel caso Hirsi contro Italia, sentenza di condanna del 23 febbraio 2012, “That non-refoulement principle is also enshrined in Article 19 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union. In that connection, the Court attaches particular weight to the content of a letter written on 15 July 2009 by Mr Jacques Barrot, Vice-President of the European Commission, in which he stressed the importance of compliance with the principle of non-refoulement in the context of operations carried out on the high seas by member States of the European Union (see paragraph 34 above)”.

La rete che sta seguendo questo caso in particolare, insieme ad altri episodi avvenuti nei giorni scorsi, con particolare riferimento a cittadini siriani sbarcati in Europa:

CHIEDE alla comunità internazionale di attivarsi immediatamente affinché l’incolumità degli uomini, delle donne e dei bambini presenti sulla nave venga innanzitutto garantita e tutelata e che vengano quindi attivate tutte le procedure possibili e previste dalle leggi nazionali ed internazionali;

CHIEDE al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di vigilare, di monitorare e di chiedere conto alle autorità greche di quanto avvenuto al largo delle coste della Grecia i giorni 24 e 25 ottobre e le motivazioni dell’eventuale rifiuto allo sbarco dei migranti in territorio greco;

CHIEDE altresì al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità russe tutte le modalità di recupero, trasbordo e consegna dei migranti;

CHIEDE infine al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità turche lo status e l’attuale collocazione dei migranti arrivati in data 24-25 ottobre.

Sono a disposizione materiali, informazioni e dati su quanto avvenuto.

Per contatti:

Yasmine ACCARDO – email: yasmina14@hotmail.it – telefono: + 39 3406235274 (Italia)

Cinzia GRECO – email: cinzia.greco@yahoo.it – telefono: + 393355829610 (Italia)

Gabriella GUIDO –  email: ggabrielle65@yahoo.it – telefono: +393298113338 (Italia)

Galadriel RAVELLI  –  email: gala.ravelli@gmail.com – telefono: +447903103705 (Inghilterra)

Federica SOSSI –  email: federica.sossi@unibg.it (Italia)

Martina TAZZIOLI  –  email: martinatazzioli@yahoo.it – telefono: +358504623900 (Finlandia)

Fulvio VASSALLO   –  email: fulvassa@tin.it – telefono: + 393483363054 (Italia)

 

 

 

Un commento per La Grecia chiude ai profughi siriani. Ancora respingimenti in Turchia?

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