12 aprile 2013- L’UNICEF ha prove certe che nella Repubblica Centrafricana sta proseguendo il reclutamento e l’impiego di minorenni da parte di gruppi armati, e ammonisce i loro leader che simili pratiche costituiscono una grave violazione del diritto internazionale.
L’UNICEF stima che oltre 2.000 ragazzi e ragazze erano associati a gruppi armati, inclusi i gruppi di autodifesa, già prima della recrudescenza del conflitto, riesploso nel dicembre scorso.
Dopo che la coalizione ribelle Seleka ha preso il controllo della capitale Bangui, alla fine di marzo, le violazioni dei diritti umani non sono cessate, e da dicembre entrambe le parti in lotta continuano a reclutare minori per impiegarli nelle proprie fila.
«Arruolare minorenni è moralmente inaccettabile ed è proibito dal diritto internazionale» afferma Souleymane Diabate, Rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Centrafricana.
«Abbiamo fatto appello alla nuova leadership del Paese per assicurare che tutti i minori associati a gruppi armati siano immediatamente smobilitati e protetti da successive violazioni. Le nuove autorità di Bangui hanno iniziato a dimostrato la loro intenzion di identificare e rilasciare i minori nelle fila dei gruppi armati. L’UNICEF si impegna a lavorare con loro per assicurare che cessino immediatamente gli arruolamenti e per offrire sostegno a un processo di identificazione, verifica e reintegrazione dei bambini soldato»
Dal 2007 a oggi, nella Repubblica Centrafricana, oltre mille ragazzi e ragazze sono stati rilasciati da milizie o gruppi di autodifesa armata. L’UNICEF ha collaborato sul campo con le organizzazioni partner per offrire a questi ragazzi opportunità di recupero e reintegrazione sociale. Negli ultimi 4 mesi, a causa delle tensioni, del clima di insicurezza e della mancanza di accesso a vaste regioni del paese da parte degli operatori umanitari, la situazione per i bambini è diventata più a rischio che mai.
Ad oggi, l’appello umanitario dell’UNICEF per gli interventi di protezione dell’infanzia, nel quadro della risposta alla crisi in atto, è stato finanziato soltanto per il 25% della somma richiesta.

Fonte: Unicef Italia
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