26 giugno: gli ultimi aggiornamenti sulla questione!

“Taglia le ali alle armi”: sugli F-35 l’ennesimo rinvio. Il Dibattito parlamentare avuto grazie alla nostra mobilitazione di 4 anni. Il risultato del dibattito parlamentare non ci soddisfa: la nostra richiesta è sempre quella della cancellazione del programma e di un ripensamento complessivo della spesa militare italiana

 Oggi il Parlamento ha deciso l’ennesimo rinvio: la mozione della maggioranza di Governo, votata da 381 Deputati impegna il Governo a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito. E’ un primo passo, ma non è sufficiente.

Il Parlamento avrebbe potuto fare oggi la cosa giusta: decidere la cancellazione del programma, oppure una sospensione immediata e definita nel tempo. E avrebbe potuto decidere oggi l’istituzione di una Commissione di indagine. In questo modo avrebbe tenuto conto delle richieste avanzate da quattro anni dalla campagna Taglia le ali alle armi e dalle migliaia di cittadine e cittadini che in questi anni hanno sostenuto le sue iniziative chiedendo che le scarse risorse a disposizione venissero impiegate per finanziare la creazione di posti di lavoro, scuole, asili e servizi sociali. Non è stato così.

Senza l’elemento temporale della sospensione e senza prevedere di fornire al Parlamento i dati veri sul programma F-35 (non solo la voce della Difesa come avvenuto in passato) non si va incontro ai cittadini che in queste ore gridano su tutti i social network la loro contrarietà a questo progetto. Un dispositivo come quello approvato – senza ulteriori dettagli su tempi e procedure – lascia spazio ad una pausa “estiva” con il rischio di arrivare all’autunno e riprendere a firmare contratti d’acquisto per l’F-35.

La posizione della campagna “Taglia le ali alle armi” rimane quella che ha dato vita alla mobilitazione e che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter F-35, cancellazione che è stata chiesta oggi in Parlamento con la mozione “Marcon, Spadoni, Beni, Sberna” (presentata da SEL, M5S e alcuni pezzi di PD e SC) che la prevedeva esplicitamente. Richiesta alla quale si sono associate le migliaia di cittadini che in pochi giorni si sono mobilitati per sottoscrivere l’appello di “Taglia le ali alle armi” (firmato anche da personaggi come Roberto Saviano, Umberto Veronesi, Cecilia Strada, Gad Lerner, Riccardo Iacona, Chiara Ingrao, don Luigi Ciotti) inondando le mail e le bacheche social di tutti i Deputati.

Senza l’azione continuata ed approfondita della nostra Campagna non si sarebbe arrivati a questo punto con il Parlamento ed il Governo obbligati dai nostri dati e dalla pressione popolare a confrontarsi seriamente sulla questione dei caccia F-35. Ricordiamo che le nostre stime sui costi (14 miliardi per l’acquisto e 52 per la piena vita del programma) sono quelle ormai unanimemente riconosciute come base per la discussione, e che nessuno ora – di fronte a tutte le problematiche che il caccia continua a presentare – può bollare la nostra azione come ideologica e semplicistica. E’ anzi stato il Ministero della Difesa a dover riconoscere, nel corso di questi anni, i numerosi errori e sottovalutazioni compiuti nel presentare al Parlamento i numeri del programma (in particolare quelli relativi al ritorno occupazionale e tecnologico).

Lo diciamo fin dal 2009: l’acquisto dei bombardieri F-35 non deve essere visto come una mera contrapposizione tra pacifisti e militari, ma è una questione politica che riguarda tutti i cittadini e il futuro del Paese. Ciò sia per l’impatto finanziario del programma che per la sua valenza strategica e di prospettiva: che tipo di sicurezza vogliamo per le famiglie italiane? Quella garantita da welfare, sanità, politiche del lavoro o quella di armamenti inutili e costosi?

La Campagna “Taglia le ali alle armi” rivendica quindi il successo della propria azione per essere riuscita ad investire il Parlamento, luogo principe della nostra democrazia, di questo importante tema. Ritiene che quello fatto in Parlamento oggi sia un primissimo passo non sufficiente e continuerà a battersi per la cancellazione del programma.

 

 

 

 

 

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La petizione online e i documenti della Campagna “Taglia le ali alle armi” contro la partecipazione italiana al progetto F-35 sono raggiungibili all’indirizzo

 

www.disarmo.org/nof35

 

Ulteriori informazioni sulla campagna si possono trovare anche sui siti delle organizzazioni promotrici:

 

www.perlapace.it (Tavola della Pace) – www.sbilanciamoci.org (Campagna Sbilanciamoci!) –www.disarmo.org (Rete Italiana per il Disarmo).

 

 

 

 

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Ore decisive per la questione degli F35, una partita che ha delle ricadute dirette sugli equilibri di governo. Il voto sulla mozione Sel-M5S (sostenuta da un gruppo di deputati del Pd) che chiede la sospensione del programma militare è slittato a domani. Questo ha concesso un po’ più di tempo ai mediatori che puntano ad una soluzione indolore per la maggioranza. L’obiettivo, cui si sta lavorando in particolare il Pd con Gian Piero Scanu, è quello di arrivare ad una mozione con cui avviare una indagine conoscitiva sul programma “Joint strike fighter” e, in sostanza, attuare la legge 244 che affida al Parlamento la competenza sulle spese militari. Per fare ciò, si chiederebbe la sospensione del programma degli F35 per un periodo di almeno 6 mesi. Il presidente della Commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre (Pd) racconta di “una discussione in corso in Parlamento alla quale bisogna guardare con rispetto, ma mi auguro che la discussione si concluda con una mozione della maggioranza, perché la mozione di Sel mira a mettere il governo in difficoltà”. E infatti governo e maggioranza si sono dovuti riunire alla Camera per fare il punto con il ministro della Difesa Mario Mauro e i capigruppo di maggioranza Renato Brunetta (Pdl), Roberto Speranza (Pd) e Lorenzo Dellai (Scelta Civica). Il primo a parlare è Brunetta che evidenzia che per quanto riguarda il Pdl si deve partire dal “testo della Commissione, condiviso dal governo e da noi. noi, aspettiamo la condivisione da parte di Pd e Scelta Civica. Noi vogliamo solo che non ci siano ambiguità, lo abbiamo detto a Pd e governo”. Se ci sono problemi tra i democratici “ce ne faremo una ragione”.

Delrio: “L’emergenza vera che non è quella della Difesa”
Per essere efficace, però, la mozione dovrebbe essere non del Pd ma di maggioranza e in questo caso il governo darebbe parere positivo in Aula. Il problema, però, resta l’intesa con le altre forze di maggioranza. I democratici sono più sensibili all’argomento: molti deputati si sono detti contrari agli F35 e anche il ministro Graziano Delrio ha manifestato tutti i suoi dubbi. “Non si può dire che sia semplicissimo ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della Difesa ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare – dichiara il titolare degli Affari regionali a Repubblica.it – Secondo me bisogna fare un’ulteriore istruttoria si può rimodulare questa spesa, ma ci sono diverse implicazioni di lavoro, industria, accordi internazionali. Credo che una revisione andrebbe fatta”. Più tardi precisa: “Pensando agli Stati Uniti d’Europa,avrebbe senso una forza europea, rispetto ad una forza nazionale. Alla domanda se il governo possa reperire risorse da questa fonte ho sostenuto che bisogna fare un’istruttoria supplementare con dati certi rispetto agli impegni assunti, anche a livello internazionale. Bisogna infatti avere i dati sottomano, raccogliere elementi tecnici, perché si tratta di una scelta molto complessa”.

Mauro: “Il governo non ha cambiato posizione”
Dichiarazioni che comunque danno il via agli attriti all’interno del governo oltreché nella maggioranza. Il ministro della Difesa Mario Mauro (Scelta civica) ha chiarito che la linea del governo non cambia. “Non ho partecipato a nessun consiglio dei ministri nel quale il governo abbia cambiato posizione. Pd e Pdl quando erano separati hanno votato gli F35 e mi sembrerebbe strano che ora da uniti non li votino più”. E a chi gli ricorda le parole di Delrio replica: “Evidentemente c’è stata una crisi di governo e io non me ne sono accorto”. Quanto basta per attirare le proteste diGero Grassi, vicecapogruppo del Pd a Montecitorio: “Il ministro dichiara sugli F35 che non si torna indietro e che si acquistano. A noi sembra posizione irresponsabile e delegittimante verso il Parlamento che sta tentando, attraverso una discussione aperta, di realizzare opportunamente il bene dell’Italia che per noi non prevede l’acquisto”.

Civati e Puppato: “Sospendere il programma”
E’ soprattutto il Partito democratico ad affrontare la diversità delle posizioni. “Il Pd – proponePippo Civati – potrebbe dire sospendiamo, in vista di una riduzione, l’acquisto degli aerei da guerra anche per dare un segnale: ci ragioniamo bene in Commissione Difesa e a Settembre facciamo un regalo agli italiani che risparmiamo qualche soldo. A me sembra una cosa che si può fare, così come del resto avevamo stabilito in campagna elettorale”. Più netto Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari sociali della Camera: “In un’Italia in cui non sappiamo ancora se l’Iva aumenterà o no, in cui non conosciamo come cambierà la tassazione sulla casa, mi stupisce questa sicurezza granitica sul sì agli F35. Investiamo quei soldi in spese sociali visto che le garanzie per milioni di italiani stanno diminuendo. Mi auguro che anche nel governo su questo punto si avvii un dibattito che guardi alla realtà dei fatti”. Stessa linea di Laura Puppato: “Il dibattito di questi giorni all’interno del PD sulla questione dei caccia F-35, deve avere un solo esito: la sospensione del programma di acquisto e l’uso di quelle risorse per investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la difesa dei posti di lavoro, la sicurezza sociale”. Per il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (alle prese con i danni per le continue scosse di terremoto in Lunigiana) le priorità sono altre, come “la messa in sicurezza contro il rischio sismico o quello idraulico” quindi “sarebbe opportuno rinunciare a qualche F35 e, con i soldi risparmiati, mettere delle scuole in sicurezza”.  Si aggiunge il deputato Enrico Gasbarra secondo il quale “le parole del ministro della Difesa Mauro sono a dir poco improvvide e certo vanno nella direzione opposta a quella che è la volontà degli italiani e alle priorità del Paese”.

Sel: “Primo testa per una maggioranza alternativa”
Prese di posizione che fanno addirittura dire a Paola Balducci, responsabile Giustizia di Sinistra ecologia e libertà che il voto sugli F35 potrebbe diventare il “primo test’’ per una “futura maggioranza politica alternativa alle larghe intese”. Il partito di Vendola ha presentato una mozione sostenuta anche dal Movimento 5 Stelle. Intervistata da Intelligonews Balducci si augura che “in Aula si possa formare una maggioranza alternativa a quella dell’attuale governo, anticipatrice di una futura maggioranza politica formata da M5S, Sel e Pd’’. Nichi Vendola attraverso Twitter chiama i militanti del Pd: “Cari amici e care amiche di @occupyPD, perché non occupate un partito che non occupa la trincea della pace e del disarmo? #F35”.

“Noi auspichiamo una posizione comune su un tema delicato come questo”, spiega da parte sua Salvatore Cicu (Pdl), ex sottosegretario alla Difesa. Però il Pdl non è affatto convinto della sospensione del programma e, pur ammettendo che un segnale vada dato al Paese in un momento difficile come questo, avrebbe dato una disponibilità su un testo comune che, però, parta proprio dal rispetto degli impegni presi dall’Italia sino ad ora nel settore della Difesa. La trattativa, comunque, prosegue. Il deputato democratico Nico Stumpo manda un messaggio a Sel: “Il Pd è impegnato, in queste ore,a trovare una soluzione di buon senso che sappia coniugare gli interessi dell’industria italiana e del sistema di difesa – dice – Abbiamo già ridotto le spese militari nella scorsa legislatura e siamo convinti che serva, per il futuro, una revisione delle spese per renderla coerente e sostenibile con le grandi difficoltà economiche e sociali. Non c’è niente da occupare nel Pd, ma bisogna lavorare per raggiungere gli obbiettivi di contenimento della spesa militare, migliorandone la qualità, ai fini della sicurezza del Paese”.

Boccia: “F35? Elicotteri”. Poi si corregge. Infine dà colpa a chi gestisce l’account twitter
Nel Pd la confusione è tale che sembra portare fuori strada anche Francesco Boccia. Su twitter il presidente della commissione Bilancio risponde sul tema così a una utente che chiedeva spiegazioni: “In sostanza non si tratta di fare guerre, con gli elicotteri si spengono incendi, trasportano malati, salvano vite umane”. Cominciano le ironie, nasce anche un hashtag (ChiediaBoccia) e lui è costretto a correggersi su facebook. ”Conosco benissimo la differenza tra elicotteri e F35 – scrive – così come tutti i programmi dell’aerospazio italiani. Il mio era un modo inevitabilmente sintetico per esemplificare che la RATIO contemplata dagli accordi internazionali è la stessa. Chi ha, volutamente, messo in relazione le due cose, decontestualizzando l’esempio fatto sugli elicotteri, o era in malafede o sta cercando di strumentalizzare il dibattito”. Poi in seconda battuta la butta ulteriormente in corner: “Chi questa mattina ha scritto, come ogni mattina, gestendo il profilo, ha fatto sintesi poco comprensibile…”.

Alenia Aermacchi: “Siamo preoccupati, il dietrofront avrebbe impatti importanti”
Nel polverone politico si inserisce l’intervento di Giuseppe Giordo, amministratore delegato diAlenia Aermacchi, che partecipa al programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri: un’operazione, dice, che avrebbe “un impatto importante sull’industria: se non arrivassero i carichi di lavoro che devono arrivare non procederemmo alle assunzioni previste” al sito di Cameri, in Piemonte. “Speriamo decidano bene – ha aggiunto Giordo – certo siamo un po’ preoccupati. Se dovessero tornare indietro su decisioni prese questo avrebbe un impatto importante per l’industria. Quindi speriamo non riconsiderino gli impegni internazionali assunti e le decisioni non abbiamo impatti sulle discussioni che abbiamo con Lockheed Martin”. Giordo riconosce comunque che “è giusto che ci sia un dibattito politico sulle scelte”, ma la speranza, ha ribadito, “è che non abbia impatti industriali”.

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LUNEDI’ 24 GIUGNO ORE 18 PRESIDIO DAVANTI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER DIRE NO AGLI F-35.

Lunedì 24 giugno la Camera dei Deputati inizia a discutere una mozione che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter, firmata da 158 parlamentari di SEL, PD e M5S.

La campagna “Taglia le ali alle armi”, promossa dalla Campagna Sbilanciamoci!, la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola per la pace, ti invita a scendere in piazza per sostenere questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta sbagliata e dannosa.

I 14 miliardi di euro per comprare (e gli oltre 52 miliardi per l’intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, possono essere spesi meglio: per creare nuovi posti di lavoro, per finanziare la scuola pubblica, i servizi sanitari e sociali.
Chiediamo ai Deputati di votare la mozione che chiede al Governo di cancellare gli F35.


Un nuovo appello al Parlamento. Solidarietà e Cooperazione Cipsi firma e aderisce all’appello insieme a molte organizzazioni associate. 
L’appello di don Luigi Ciotti, padre Alex Zanotelli, Umberto Veronesi, Chiara Ingrao, Cecilia Strada, Savino Pezzotta, Roberto Saviano, Riccardo Iacona, Gad Lerner apre una nuova campagna di pressione sui parlamentari coordinata dalla Rete Italiana Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della pace. La campagna “Taglia le ali alle armi” raccoglierà le adesioni dei cittadini, esponenti della società civile e degli Enti Locali.

Dopo le dichiarazioni critiche sul progetto in campagna elettorale (provenienti dalla stragrande maggioranza dei gruppi politici), dopo che la campagna “Taglia le ali alle armi” aveva sottolineato l’esistenza in linea di principio di una maggioranza parlamentare per il “NO” al progetto Joint Strike Fighter, sono oggi nove personalità di rilievo nazionale a lanciare un appello che si allinea alle richieste del movimento che si oppone ai caccia F-35.

Un appello diffuso in vista della discussione alla Camera dei Deputati di una mozione (sostenuta da 158 deputati SEL, PD e M5S) che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al progetto di costruzione ed acquisto dei caccia di quinta generazione.

Esponenti dell’informazione e della cultura come Gad Lerner, Roberto Saviano e Riccardo Iacona e personalità del mondo della Pace come Cecilia Strada e Chiara Ingrao; personaggi di rilievo pubblico (e primi firmatari di mozioni contro gli F-35 nella scorsa legislatura) come Umberto Veronesi e Savino Pezzotta e due figure importanti del mondo dell’impegno cattolico come padre Alex Zanotelli e don Luigi Ciotti. Tutti insieme per chiedere al nostro Parlamento una scelta di responsabilità su questo tema particolare e su quello delle spese militari in generale.

“Ci troviamo di fronte ad un passo importante per far sentire con forza ai nostri Deputati come sia davvero necessario che il Parlamento riprenda in carico questo tema” afferma Francesco Vignarca coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo. Se è vero infatti che è oggi il Governo – a seguito di tutti i passaggi di autorizzazione previsti dalla legge – a poter decidere autonomamente sull’acquisto dei caccia F-35, è anche vero che la situazione è molto cambiata dal 2009 (data dell’ultima votazione parlamentare a riguardo) e nell’ottica della difficile situazione del paese su più fronti non si può certo tirare dritto come se nulla fosse mutato. “Va poi detto che da più parti (anche da chi non vuole subito una cancellazione del programma, e perfino dallo stesso nuovo Ministro della Difesa) si è sottolineata la necessità di avere sugli F-35 una franca e piena discussione in Parlamento” conclude Vignarca.

Nel testo dell’appello si sottolinea come la scelta di continuare ad acquisire i cacciabombardieri con capacità nucleare sia “incomprensibile” vista l’attuale mancanza di risorse “per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale”.

“Quella degli F-35 è una gran brutta storia che fa male agli italiani e alla nostra democrazia” commenta Flavio Lotti coordinatore della Tavola della Pace. “Gli F-35 fanno male agli italiani perché sottraggono preziose risorse che attendono di essere utilizzate per combattere la disperazione e la disoccupazione di molte donne e uomini del nostro paese. Gli F-35 fanno male alla nostra democrazia perché attorno a queste armi si muove un complesso reticolo di interessi politici, economici e militari che stanno inquinando e minando in profondità le istituzioni del nostro paese. Per questo è bene che il nuovo Parlamento si pronunci chiaramente.”

La campagna “Taglia le ali alle armi” ha già sottolineato con preoccupazione le recenti parole del Ministro Mauro che ha descritto il caccia F-35 come uno “strumento per la pace” da utilizzarsi in ottica di proiezione anche per interventi lontani dall’Italia.

“Il Parlamento ha un’ottima occasione per riavvicinarsi a un’ampia parte della popolazione, che è sicuramente contro gli F3-5 ­ sottolinea Grazia Naletto co-portavoce della campagna Sbilanciamoci! – Non possiamo mantenere anche su un tema delicato come questo la grande distanza tra le richieste e le convinzioni delle italiane e degli italiani e le scelte della nostra politica. In tal senso giudichiamo positivamente la presentazione di analoghi documenti per il NO agli F35 anche al Senato, auspicando che a breve possa avvenire anche in tale ramo del Parlamento una discussione approfondita”

La campagna “Taglia le ali alle armi” ribadisce, come già detto nei giorni scorsi, che la discussione alla Camera può diventare l’occasione per far crescere la consapevolezza che l’acquisto dei caccia F-35 non può essere condotto e deciso sulla base di dati parziali e non corretti, come invece è stato fatto in tutti questi anni.Le stime diffuse dalla nostra Campagna da tempo dimostrano come i dati del Ministero della Difesa riguardo ai costi, ai tempi, e alle ricadute occupazionali e tecnologiche siano assolutamente falsate e non corrispondano a verità. Il costo di acquisto dei 90 caccia previsti si attesterà su 14 miliardi di euromentre il costo “di vita” dell’intero programma supererà i 50 miliardi di euro. Approfondimento in tal senso nella scheda tecnica allegata.

Da domani sarà inoltre attivo sul sito www.disarmo.org/nof35 un meccanismo di pressione popolare sui Deputati in vista della discussione (prevista a fine mese) della mozione presentata alla Camera dei Deputati.

Di seguito il testo completo dell’appello diffuso oggi – LA CAMERA DEI DEPUTATI VOTI LO STOP AGLI F35

 

Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di SEL, PD e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter.

In linea con le richieste e indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” (che dal 2009 si batte contro i caccia) sosteniamo questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta così sbagliata.

Spendere 14 miliardi di euro per comprare (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il Governo deve rivedere

Per questo chiediamo a tutti i Deputati di sostenere questa mozione e tutte le iniziative parlamentari tese a fermare il programma degli F35 e a ridurre le spese militari a favore del lavoro, dei giovani, del welfare e delle misure contro l’impoverimento dell’Italia e degli italiani.

 

Luigi Ciotti

Riccardo Iacona

Chiara Ingrao

Gad Lerner

Savino Pezzotta

Roberto Saviano

Cecilia Strada

Umberto Veronesi

Alex Zanotelli

 

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Il precedente appello è rilanciato dalla campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Campagna Sbilanciamoci!, Tavola della Pace) che invita ad utilizzarlo come forma di pressione sui Deputati della Repubblica, utilizzando anche gli strumenti di mobilitazione presenti sul sito ufficiale www.disarmo.org/nof35

 

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