di Silvestro Montanaro – “C’era una volta”.
Una delle cose che ho sempre tentato di spiegare agli “scienziati” nel tempo posti dai partiti ai vertici della Rai (senza grandi successi e spesso dovendo sopportare stupidi sorrisini di scherno) e’ la straordinaria ricchezza narrativa della realta’. La quotidianità, i suoi sconvolgimenti e le sue grandi tragedie, sono affollate di straordinari protagonisti, di incredibili eroi. Non hanno agenti che li rappresentano. Nessun Lele Mora, Presta o Caschetto a trattar per loro compensi milionari. Eppure i loro volti, le loro voci, le loro storie, se raccontate, son capaci di attirare l’attenzione dei piu’, di muovere enormi emozioni, provocare conoscenza e riflessioni. Ho avuto la fortuna, con i pochi mezzi a disposizione di C’era una volta, di incontrarne tante, di poter narrare alcune delle loro storie. Penso a Madid e alla mamma del povero Chol in Sudan. Un povero piccolo che rifiuta il cibo tanto la fame lo ha stremato. Una povera mamma costretta ad abbandonare nella foresta uno dei suoi bambini pur di salvare gli altri. I centralini della Rai si bloccarono per giorni. In tanti piansero, ma soprattutto presero coscienza di quell’orrore chiamato fame. E delle sue vere ragioni. Penso a Lucilone, la dodicenne brasiliana protagonista della Carne fresca. Era costretta a prostituirsi per mantener se stessa e la sua famiglia. Si racconto’, con le sue amiche, ad una telecamera finalmente disponibile. Ci offri’ l’opportunita’ di conoscere sul serio gli orrori della pedofilia e del turismo sessuale. A costo zero, con poveri mezzi. E Rai 3 consegui’ uno dei suoi record di ascolti. Potrei farne tanti e tanti di esempi come questi. Storie e volti della gente comune sono il cuore pulsante della televisione e del grande cinema. Basta saperle coglierle, scoprirle. Volerlo fare. Tutti i piu’ grandi temi e problemi hanno dentro di se incredibili umanita’ capaci di spiegar meglio di tante ore di chiacchiere e senza bisogno di alcun testimonial. Pensateci…i piu’ bei film raccontano storie di gente comune. E quelle storie, perche’ fatte della nostra stessa umanita’, arrivano al cuore ed alla mente di ciascuno di noi. Nel 2001, ricordo, a fronte di una grave situazione in un angolo del mondo, proposi di raccontarla, insieme ad altre vicende, attraverso una striscia quotidiana. Si trattava di cercar delle voci e dei volti, degli uomini e delle donne, immersi in quelle vicende e seguirne, attraverso loro e le loro storie, l’evoluzione. A costi bassissimi avremmo avuto una finestra su tanti problemi del nostro mondo. Attraverso le storie di alcuni esseri umani come noi le avremmo vissute come nostre. Partecipate e comprese. Cosa dovrebbe fare altrimenti la televisione, specialmente il servizio pubblico? Come al solito, non se ne fece niente. La televisione degli ultimi anni e’ capace di raccontare solo se stessa. Le uniche storie che riconosce sono quelle dei suoi protagonisti. Un circolo vizioso che esclude sistematicamente e drammaticamente gli eroi di ogni giorno e la realta’. Ci esclude e ci cancella. A dicembre, per raccontare il dramma dei profughi, ci si affidera’ a qualche principe e qualche soubrette. Attraverso il loro girovagare per qualche giorno tra chi vive una tragedia saremo chiamati a comprendere, ad essere solidali. Che orrore! Comprender cosa? Le buone azioni del principe o di Cocuzza? Esser solidali con loro che gia’ raccontano di aver tanto patito in questa esperienza? Ma chi se ne frega! In quei campi ci sono mille e mille storie capaci, se colte, di narrar meglio di loro. Con piu’ diritto, con dignita’. E soprattutto con cognizione di causa e capacita’ di raccontare che gli orrori odierni non sono figli del destino crudele e tutto chiedono tranne che pieta’. La giustizia, questo ci chiede il mondo degli ultimi volutamente lasciati indietro. Se solo li si ascoltasse, se solo li si raccontasse…La stessa cosa che chiedono in sempre piu’ tanti dalle nostre parti. Ricordate Sciuscia’, Ladri di biciclette, Bellissima? Capolavori del cinema italiano e mondiale. Quante mamme e quanti padri, quanti dei nostri vecchi si sono e si stanno trasformando in “ladri di biciclette” rubando mezzo chilo di pasta o un po’ di formaggio nei supermercati? Quanti “sciuscia’” con i loro piccoli e straordinari sogni tra i nostri ragazzi precari per sempre, disoccupati senza futuro? Quante tragedie di costume, quante “bellissima” ci offre la nostra societa’ devastata dal consumo e dall’apparire? Basterebbe solo cercarle queste storie, volerle cercare, raccontarle ed avremmo, a basso costo, una televisione all’altezza dei tempi. In cui, finalmente, saremmo noi ed i nostri problemi ad essere protagonisti.
Silvestro Montanaro

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