Sono passati 60 anni dall’accorata richiesta d’aiuto con la quale l’Abbé Pierre, che nel 1949 in Francia fondò il movimento Emmaus, pronunciò lo storico «appello del 1° febbraio 1954», invocando la solidarietà dei Parigini per dare ai senzatetto un riparo dal gelo dell’inverno. Un messaggio in grado di ispirare la nascita delle 337 Comunità sparse nel mondo che con il fondatore, scomparso il 22 gennaio del 2007, continuano a condividere l’indignazione di fronte alle ingiustizie e alla miseria.
Oggi l’esperienza di Emmaus dimostra che un mondo più giusto è possibile.
Così, il 1° febbraio 2014, mentre l’acuirsi della crisi economica ed occupazionale lascia prospettare una vera e propria «emergenza sfratti» riportando prepotentemente alla cronaca il tema del diritto alla casa, anche Emmaus Italia e le sue 18 Comunità si mobilitano per lanciare un nuovo appello, invitando ad investire nell’umanità.

1° febbraio 2014, l’appello internazionale di Emmaus:
«E se, dopo 60 anni, avessimo ragione?»

Lo stesso giorno del 1954 il fondatore del movimento lanciò un appello portando alla ribalta il dramma dei senzatetto. Oggi l’esperienza delle 337 Comunità Emmaus in quattro continenti dimostra che un mondo più giusto è possibile.

Sono passati 60 anni dall’accorata richiesta d’aiuto con la quale l’Abbé Pierre, che nel 1949 in Francia fondò il movimento Emmaus, invocò la solidarietà dei Parigini per dare ai senzatetto, costretti a dormire per strada, un riparo dalla morsa del gelo invernale. Un messaggio in grado di ispirare la nascita delle Comunità sparse nel mondo che con il fondatore, scomparso il 22 gennaio del 2007, continuano a condividere l’indignazione di fronte alle ingiustizie e alla miseria.
Così, il 1° febbraio 2014, mentre l’acuirsi della crisi economica ed occupazionale lascia prospettare una vera e propria «emergenza sfratti», riportando prepotentemente alla cronaca il tema del diritto alla casa, anche Emmaus Italia si mobilita con il coordinamento internazionale per lanciare un nuovo appello: «Investiamo nell’umanità!».
LO STORICO APPELLO. Era il 1° febbraio del 1954, la Francia si stava riprendendo faticosamente dalla guerra e l’Abbé Pierre parlò così: «Amici miei, aiuto! Una donna è morta questa notte alle 3, di freddo, sul marciapiede di Boulevard Sébastopol, stringendo tra le mani il documento di sfratto con cui, due giorni prima, era stata messa fuori casa. Ogni notte, sono più di 2000 le persone che dormono nel freddo, in strada, senza tetto, senza cibo…».
Le sue parole tuonarono sulle frequenze di Radio Lussemburgo e scossero le coscienze. E anche se in un primo momento il Parlamento rifiutò la richiesta di stanziare 1 miliardo di Franchi per dare un tetto ai clochards, la generosità dei cittadini esplose e tre settimane più tardi anche il governo si decise a deliberare all’unanimità una spesa di ben 10 miliardi per realizzare immediatamente 12.000 alloggi in tutta la Francia, a disposizione dei più svantaggiati. Si scatenò una vera e propria «insurrezione della bontà» che aprì la strada in Francia alle rivendicazioni del diritto alla casa e diede un significativo slancio allo sviluppo internazionale del movimento.
EMMAUS OGGI. Le parole pronunciate dall’Abbé Pierre oltre mezzo secolo fa suonano quanto mai attuali nel nostro Paese in cui, sin dai primi anni 70, le comunità Emmaus hanno portato un modello di vita ispirato dell’accoglienza e alla fraternità, dando voce a chi non ha voce.
Sono circa 200 le persone che possono trovare un’occasione di riscatto presso le Comunità Emmaus italiane di Arezzo (la prima, fondata nel 1972), Bologna, Cuneo, Erba (Co), Ferrara, Fiesso Umbertiano (Ro), Firenze, Padova, Piadena (Cr), Prato, Quarrata (Pt), Roma, Treviso, Villafranca (Vr), Zagarolo (Rm) e nei Gruppi di volontari di Catanzaro, Faenza (Ra) e Narnali (Po). Ma migliaia sono i volti di coloro che hanno intrecciato la propria storia con Emmaus in Italia e le richieste di chi bussa alla porta di Emmaus non mancano. «Ogni giorno arrivano 2, 3, 4 richieste di persone che vorrebbero entrare in una delle nostre comunità perchè si trovano sulla strada, senza niente» sottolinea il presidente di Emmaus Italia, Renzo Fior, che sta lavorando alla ristrutturazione di un caseggiato ad Aselogna (Vr) in cui nel giro di qualche mese potrà insediarsi una nuova comunità per una trentina di persone. «Il progetto costerà complessivamente più di un milione di Euro e sarà completato con il sostegno della Fondazione San Zeno di Verona e di Cariverona, ma soprattutto grazie all’impegno dei comunitari di Villafranca di Verona, che da anni stanno risparmiando parte dei proventi del mercatino dell’usato che gestiscono».
Le persone che la società rifiuta e stigmatizza sono accolte da Emmaus nel pieno rispetto della libertà e della dignità di ognuno: qui trovano vitto e alloggio, ma soprattutto un’occupazione e, con essa, l’opportunità di essere di aiuto agli altri secondo un’idea originale di solidarietà all’insegna della vita comunitaria, basata sui principi dell’accoglienza e del lavoro come mezzo irrinunciabile per ritrovare dignità, autonomia e fiducia in sé stessi.
Ogni Comunità Emmaus deve essere libera ed indipendente da ogni movimento ed istituzione politica, amministrativa e religiosa. Si autofinanzia grazie al lavoro di raccolta, selezione, recupero e vendita di materiale usato; promuove progetti di integrazione con il territorio collaborando con realtà associative locali; grazie al ricavato delle proprie attività finanzia azioni di solidarietà a livello locale, in Europa e nel Mondo. La Pace, il diritto alla libera circolazione, l’accesso all’acqua potabile, la lotta contro ogni causa di miseria sono battaglie quotidiane condotte alla luce di una domanda costante: «E gli altri?».
Così Emmaus realizza un modello economico e sociale alternativo che mette al centro i più poveri che da «aiutati si trasformano in «aiutanti». Quella che all’inizio poteva sembrare un’utopia, oggi è un’esperienza reale che ha dimostrato il suo valore.
L’APPELLO 2014. A sessant’anni dall’appello dell’Abbé Pierre un intero sistema è sull’orlo del baratro: lo scenario di crisi politica, economica, sociale e ambientale, cui si aggiunge anche la perdita dei valori morali fondanti la nostra società, provoca effetti devastanti sulle popolazioni più fragili. I seguaci di Emmaus, allora, si chiedono: «E se avessimo ragione a rimettere la Persona umana al centro del sistema? A dichiarare che la miseria non è una fatalità? A voler costruire una società più solidale dove l’economia non è che un mezzo al servizio della Persona umana?». Per Emmaus una società vivibile è una società capace di accoglienza, una società in cui ognuno ha un suo posto. Per fare indietreggiare l’esclusione c’è bisogno dell’impegno di tutti noi.
Emmaus Italia Onlus è l’associazione nata nel 1989 per coordinare le 13 comunità Emmaus presenti sul territorio nazionale, sostenere la nascita di nuove Comunità e Gruppi di Amici, promuovere i principi alla base del Movimento Internazionale Emmaus.
Collabora strettamente con i principali organismi nazionali ed internazionali che sostengono il progetto di un Mondo solidale e nonviolento, come il Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS). È socio fondatore di Banca popolare Etica. Fa inoltre parte di Chiama l’Africa, Libera, Tavola della Pace, Forum Terzo Settore, Federazione dei Senza Fissa Dimora, Sbilanciamoci, Rete Lilliput, EAPN (Rete Europea contro la Povertà e l’Esclusione), Cipsi (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale).
Un video di Emmaus International (in lingua Francese) è disponibile.
Ufficio stampa Emmaus:
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