Lo scorso 13 marzo il Viminale ha disposto la chiusura temporanea dell’hotspot di Lampedusa anche grazie alle segnalazioni e agli esposti di CILD, ASGI e IndieWatch. A quasi una settimana di distanza però “il progressivo e veloce svuotamento” non è ancora concluso e sembra che siano tuttora all’interno del centro tra le 50 e le 70 persone. Tra loro ci sono ancora una giovane donna sola – la cui incolumità è fortemente a rischio, anche a causa dell’ambiente promiscuo – e un uomo tunisino con vulnerabilità  psichica. Quest’ultimo, dopo aver compiuto nelle scorse settimane diversi atti di autolesionismo e dopo aver acquisito (il 14 marzo u.s.) un certificato medico della U.O.S. Cure Primarie di Lampedusa, in cui si esplicitava la necessità  di un urgente trasferimento in una struttura appropriata, ha perso ogni speranza arrivando a tentare il suicidio nella serata di sabato 17 marzo.

Nei giorni scorsi per l’uomo, è stato presentato un ricorso d’urgenza alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per chiedere l’immediato trasferimento. La Corte Europea ha nel frattempo dichiarato ammissibili due ricorsi -presentati per altrettanti nuclei familiari – attualmente superati dal trasferimento in strutture di accoglienza sulla terra ferma. Per entrambi è stata più volte riaffermata dai loro legali la necessità  che sia garantito un accesso effettivo alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale di fatto reso impossibile per le persone trattenute nell’hotspot.

Per gli uomini singoli il trasferimento – a seguito dell’annuncio della chiusura temporanea – ha significato il passaggio a un regime di trattenimento, a rischio rimpatrio, nei CPR (Centri Permanenti per il Rimpatrio) di Torino, Brindisi (Restinco) e Potenza (Palazzo San Gervasio). Proprio nel CPR di Potenza è in corso uno sciopero della fame dei migranti trasferiti da Lampedusa, ai quali non è stato permesso di incontrare il legale da loro nominato, ledendo di fatto il loro diritto di difesa. Si tratta in molti casi di persone che avevano manifestato la volontà  di richiedere protezione internazionale nell’hotspot, prima che venisse notificato loro il provvedimento di respingimento e che attualmente si trovano quindi in una condizione di trattenimento illegittimo ai sensi di quanto disposto dall’art. 6 del dlgs. 142/2015.

CILD, ASGI e IndieWatch chiedono dunque l’immediato svuotamento dell’hotspot e la chiusura definitiva dello stesso; che sia garantito il diritto di difesa nei CPR, che sia garantito l’accesso alla domanda di protezione internazionale e al sistema di accoglienza per richiedenti asilo, e che tutti i migranti possano essere trasferiti in strutture non detentive, anche in considerazione del degrado e delle condizioni inumane in cui sono o sono stati ospitati nell’hotspot di Lampedusa.

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