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Rai e Mission, dopo la prima puntata. EUGENIO MELANDRI (CIPSI): “MISSION: UN MARCHETTONE NATALIZIO”. In fondo l‘audio della puntata di oggi di Melog (Radio 24) e il video di Repubblica Tv con gli interventi di Eugenio Melandri.

Roma, 5 dicembre 2013 – “Peggio di quanto ci aspettassimo. Un programma – Mission – raffazzonato all’ultimo minuto solo per decenza. Uno studio imbalsamato, dove perfino i partecipati sembravano imbarazzati. Due conduttori bloccati. Dove l’unica preoccupazione pareva quella di raccogliere fondi per “aiutare” questa gente. Un vero e proprio “marchettone natalizio”, che della marchetta aveva tutte le caratteristiche. È apparso chiaro che la motivazione accampata dalla Rai per coinvolgere personaggi del tipo dei protagonisti in nome dell’audience era priva di consistenza, visto il flop di ascolti. Una vera e propria offesa al pubblico che vede la Rai, ritenuto ignorante e incapace di capire i problemi. Con i veri protagonisti – i rifugiati e gli sfollati – messi come sfondo a questi divi farlocchi. Della puntata di Mission non c’è proprio nulla da salvare”.

Inizia così la dichiarazione di Eugenio Melandri, esponente di rilievo del CIPSI – coordinamento di 37 ong e associazioni di cooperazione internazionale -, direttore della rivista Solidarietà internazionale, e presidente di Chiama L’Africa, dopo aver visto la prima puntata di Mission, il reality di Rai1 andato in onda ieri sera.

E Melandri continua: “Vedendo la trasmissione ho pensato che il titolo adatto sarebbe stato: “Ma quanto siamo bravi noi”. Perchè i veri protagonisti sono stati loro, i divi. Che si commuovono, che aiutano, che invitano a mandare aiuti. Nessuna contestualizzazione sulle cause delle tragedie che si vogliono raccontare. Nessun accenno al perchè della guerra in Siria o alle implicazioni europeee, francesi in particolare, in Africa. Una vera e propria televisione della miseria che ruba dignità ai profughi e agli sfollati e distrae l’attenzione dalle nostre responsabilità”. Piena di luoghi comuni e di stereotipi. Dove i bambini – questi sì che commuovono – sono ripetutamente citati solo ad uso strumentale per raccogliere denaro. Una vera e propria strumentalizzazione dei poveri per mantenere le proprie organizzazioni. Una corretta informazione avrebbe dovuto mettere in evidenza le cause della miseria nel mondo, denunciarne le responsabilità politiche, cambiare le cose anche qui da noi cominciando dalle nostre scelte sia personali che politiche.

Per non parlare poi della finzione dei vip, Albano in particolare, che canta, finge di lavorare, porta le tende, porta i tappeti alle famiglie, puro assistenzialismo.

I cooperanti (si badi bene, non i volontari, ma i cooperanti che sono altra cosa) risultano essere eccessivamente esaltati come salvatori, quando si tratta, non solo per le Nazioni Unite, di vere e proprie professioni, per di più molto ben pagate.

Ancora una volta siamo noi i salvatori del mondo. Loro, i profughi, gli sfollati, i poveri, sono dei comprimari. La stessa scelta di chiamare in studio la squadra di Africani organizzata a Rosarno, ha manifestato questo punto di vista. Loro, gli africani non hanno parlato. Hanno parlato solo gli europei e, naturalmente, il vip di turno che regala le magliette e il pallone. Lo stesso si dica per l’ultimo appello contro le armi. Si è andato a scomodare un esponente dei Pink Floid, quando in Africa, in Siria, in Giordania o in Palestina si darebbero potute trovare persone ben più in grado di fare un appello al rispetto dei diritti umani.

E Melandri conclude: “È stata una trasmissione per raccogliere fondi. Di informazione e comunicazione non ce n’era. Tra l’altro chiediamo alla Rai: dove è finito i servizio pubblico? La Rai ha un inviato in Africa e non trasmette mai notizie da quel continente. Si toglie dal palinsesto C’era una volta e ci si inventa Mission. Il sospetto è proprio questo: che non si voglia fare vera informazione e si voglia così imbonire un pubblico, ad arte ritenuto non adatto a questo genere di tragedie. Siamo cittadini italiani, paghiamo il canone radio televisivo e vorremmo che fosse rispettato il nostro diritto ad una informazione corretta e rispettosa dei più poveri. Che non hanno bisogno della faccia di Albano, della Barale o del principino di Savoia per far sentire la loro voce. Giovedì 12, quando ci sarà la prossima puntata, forse è meglio per tutti noi cambiare canale”.

Ascolta Melog 5/12/2013

[audio: https://dl.dropboxusercontent.com/u/4872253/MELOG/131205melog.mp3]

Ascolta Melog Radio24 28/11/2013

[audio: https://dl.dropboxusercontent.com/u/4872253/MELOG/131128melog.mp3]

Repubblica Tv 5/12/2013

 

Ufficio Stampa Cipsi, Nicola Perrone, ufficiostampa@cipsi.it, cel. 329.0810937

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Un commento per Mission: un marchettone natalizio

  1. Giorgio Gatta ha detto:

    Le semplificazione su realtà così complesse come quelle dei profughi sono operazioni mai giuste e fare uno spettacolo – fra un reality e uno spettacolo leggero strappalacrime – non rende giustizia e dignità a quelle persone con cui vorremmo avere una relazione giusta ed è pertanto indecente oltreché immorale.
    Giorgio Gatta

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