È disponibile il calendario 2013 di “Solidarietà Internazionale”, quest’anno titolato “MMXIII d.C. “Nelle opere di Cludio Marini presentate in questo calendario, dal titolo significativo MMXIII d.C., tutto il mondo sembra chiamato a raccolta non più tramite le bandiere ufficiali e da bella parata ma con le sue presenze inquiete e liquide, in continua trasformazione”.

Descrizione: Il calendario è composto da 12 quadri messi a disposizione dal pittore Claudio Marini, che riproducono le bandiere di paesi che hanno un particolare significato nella storia mondiale di questi ultimi anni. Le schede-mesi sono raccolte all’interno di una cartellina semi-rigida, che ha in copertina la bandiera della Pace e sul retro la bandiera europea.

Scarica la presentazione del calendario “MMXIII d.C.”

A questo link è possibile ammirare alcune della opere di Claudio Marini presenti sul calendario e leggere la biografia dell’artista.

 

Informazioni sull’acquisto:

– Acquisto da 1 a 5 copie € 6 cad *

– Acquisto da 6 a 20 copie € 5 cad*

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Per informazioni, prenotazioni e acquisti: Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894, mail: promozione@cipsi.it e rivista@cipsi.it, web: www.cipsi.it e www.solidarietainternazionale.it.

 “Ci vuole, forse, l’occhio dell’artista per leggere in profondità le convulsioni che attraversano questo nostro mondo in una crisi che non è solo economica, ma di sistema nel suo insieme. Il ventunesimo secolo sta probabilmente presentandoci il conto. Forse i nodi stanno venendo all’improvviso al pettine, manifestando in termini drammatici la necessità di un cambiamento radicale. Il sistema di relazioni civili, economiche e politiche nel suo insieme è messo in discussione. La crisi economica e finanziaria in cui versa la vecchia Europa sta li a dimostrare che tutto è ormai fragile, compromesso. Perché la politica non è più in grado di regolare la convivenza. Di fronte a tali scenari, il pittore Claudio Marini ci regala per questa edizione del calendario di ‘Solidarietà Internazionale’, un reportage artistico ed eticamente “politico”, in diretta, a nervi scoperti, sullo stato di salute del mondo attraverso il simbolo iconico in cui si identifica ogni nazionale: la bandiera. Scavalcando ogni retorica e finzione.

Claudio Marini agisce su quel condensato della storia e delle radici di ogni nazione che è la bandiera, depositandola in una sorta di frullatore che la sgualcisce, la macchia, la strappa, la scioglie, la usura, per poi farne venir fuori il suo ritratto attuale, veritiero, sconvolgente. Mentre le bandiere ufficiali che sventolano sui pennoni internazionali sono immacolate e perfette, Marini ha il coraggio di guardare l’effige nascosta e sofferente di queste nazioni e di darcene conto. Diventa un cronista obiettivo ma non indifferente. E così la pittura riconquista una ‘forza politica’ di testimonianza e di impegno oggi inconsueta. Basta guardare il vessillo degli Usa con le stelle trasformate in croci e le strisce rosse grondanti sangue, versato e causato al tempo stesso. Un’icona potente del nostro tempo carico di tragedie, ingiustizie, violenze. Siccome però, come amava dire Marc Rothko, in ogni opera la prevalenza di tragedia e la ‘preoccupazione manifesta per la morte’ vanno sempre almeno un po’ bilanciate con un pizzico di speranza, Marini lascia uno spiraglio verde in fondo alla bandiera americana, o uno squarcio d’azzurro nella bandiera della Libia oppure, come accade per la bandiera nipponica, riserva una particolare attenzione ai colori capaci di evocare la tradizionale eleganza e misura del popolo giapponese anche nei momenti più tragici, come è avvenuto per il devastante tsunami del 2011.

Nelle opere che vengono presentate in questo calendario, tutto il mondo sembra chiamato a raccolta non più tramute le bandiere ufficiali e da bella parata, ma con le sue presenze inquiete e liquide, in continua trasformazione, sia attraverso gli impressionanti flussi migratori da un paese all’altro di esseri umani disperati, alla ricerca di un’altra vita, che nella stessa metamorfosi dell’idea e dell’identità di nazione. Il nostro sguardo penetra in profondità, nelle viscere di questi vessilli sconvolti, senza restare sulla superficie dell’immagine e in ciascuna opera pare quasi di vedere rispecchiati i sogni, le tragedie e le sofferenze di un’umanità lacerata, diversa in ogni paese ma in fondo uguale e nel suo aspetto universale. Le bandiere di Marini più che guardate, vanno sentite come un’esperienza in fieri sul mondo di oggi. Come ha detto il regista Peter Stein, ‘la storia non ha senso, ma dobbiamo ugualmente continuare a cercarlo. Io parlerei di responsabilità. In una duplice accezione: verso se stessi e verso gli altri’. Ecco, per Claudio Marini la pittura stessa è vessillo di responsabilità”. (Brani tratti dalla presentazione del calendario del critico d’arte Gabriele Simongini).

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