La notte in cui la Siria è stata colpita dai missili americani, inglesi e francesi alcuni hanno brindato. Molti altri hanno avuto paura. Le guerre che si stanno combattendo in Siria e in Medio Oriente minacciano di estendersi e di gettare il mondo nel caos più profondo.

Il giorno dopo molti minimizzano: “E’ stato solo un atto dimostrativo!”. Così la guerra e gli orrori possono continuare e noi possiamo ritornare ad occuparci delle nostre faccende quotidiane.

Eppure così ci stiamo giocando quel che resta della pace. Missile dopo missile, bomba dopo bomba, ritorsione dopo ritorsione si degradano le relazioni internazionali, si riducono gli spazi e gli strumenti di iniziativa, si rafforzano i signori della guerra, si moltiplicano i lutti e le sofferenze.

Chi guarda in faccia questa realtà viene chiamato “pacifista”, ma è solo un altro modo per silenziare ogni voce responsabile.

Il mondo è in guerra ma noi ci lasciamo cullare dall’illusione della pace. Non abbiamo più fiducia in niente e nessuno, ma confidiamo che “qualcuno” ci possa tenere lontano dall’inferno. Non crediamo nella pace, ma pensiamo di poterne godere i frutti per sempre. Ripudiamo la guerra ma restiamo sempre disposti a farla. Per questo continuiamo a spendere moltissimo per la guerra e quasi niente per la pace.

Vogliamo la pace ma … solo per noi stessi. La vogliamo a tutti i costi. Per questo siamo disponibili anche a fare la guerra. Meglio, per la verità, se qualcuno la fa al posto nostro, senza coinvolgerci direttamente, senza rovinare la nostra immagine di persone perbene, educate, civili, rispettose…

Eppure così non funziona. Il mondo è sempre più interconnesso e interdipendente. Lo sono le nostre vite, le nostre economie, i nostri ambienti. Nel bene e nel male. Non abbiamo alcuna possibilità di sfuggire alle conseguenze delle nostre decisioni.

Non ci sono solo le guerre. Crisi economica, cambiamento climatico, disuguaglianze, ingiustizie e migrazioni non ci lasciano molto tempo. Quello degli auspici è finito. Ci resta solo il tempo dell’azione.

Ci sono molte cose da fare. Ma dobbiamo ricostruire la capacità di agire assieme. Ciascuno può fare cose importanti. Ma le sfide sono troppo grandi e complesse per affrontarle da isolati.

Contro i venti di guerra che soffiano da ogni parte del mondo, dobbiamo generare un nuovo movimento di pace fatto di persone che la vogliono per davvero. Persone che ci credono e, siccome ci credono, ci lavorano! Non sarà facile, ma ci dobbiamo provare!

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo realmente, al di là delle cose che ci dicono e ci vogliono far credere! Promuoviamo incontri, occasioni di studio, riflessione, dialogo! Riuniamoci ovunque è possibile! Facciamo spazio ai giovani! Condividiamo idee e proposte! Generiamo nuovi percorsi! Costruiamo un’agenda comune! Facciamoci sentire! Diamoci da fare con creatività e fiducia! La pace è nelle nostre mani!

Flavio Lotti, Coordinatore Tavola della pace

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