“Assenza di controlli sulla gestione delle risorse” e “scarso interesse per la quota di propria competenza da parte dello Stato”, come accade ormai da anni. E’ quello che emerge dall’ennesima relazione della Corte dei conti sulla destinazione e gestione dell’8 per mille dell’Irpef, cioè il sistema introdotto nel 1985 che prevede la destinazione di una quota di gettito fiscale alla Chiesa cattolica, ad altre dieci confessioni religiose e allo Stato. Molti di noi conoscono il meccanismo perché sono chiamati ogni anno ad apporre una firma nella propria dichiarazione dei redditi per scegliere a chi destinare l’8×1000 dell’Irpef. La scelta è appunto tra una delle 11 confessioni religiose e lo Stato. Come è noto la Chiesa fa da sempre la parte del leone, ricevendo ogni anno più di 1 miliardo di euro, mentre allo Stato vanno le briciole: lo scorso anno meno di 190 milioni.

Questo perché, come sottolineato in diverse occasioni dai magistrati contabili, è “l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività e che non promuove i propri progetti”.

In realtà i magistrati della Corte forse ignorano che se lo Stato ci facesse sapere come spende (o non spende) quelle risorse probabilmente non arriverebbe a raccogliere neanche quelle poche briciole. Su questo blog abbiamo documentato decine di volte la scandalosa gestione dei fondi 8×1000 di competenza statale operata niente poco di meno che dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da ricordare che i fondi 8×1000 statali sono per legge destinati a cinque ambiti, uno ci sta particolarmente a cuore perché dovrebbe finanziare interventi di cooperazione allo sviluppo per ridurre la fame nel mondo (gli altri settori sono beni culturali, calamità naturali, rifugiati ed edilizia scolastica).

Se qualcuno avesse ancora voglia di destinare i propri soldi allo Stato forse cambierebbe idea sapendo che dopo oltre 2 anni Palazzo Chigi non è stato ancora in grado di erogare i fondi ai progetti che si sono aggiudicati la ripartizione delle risorse del 2014.
Si, proprio 2014! Alla scadenza del 30 settembre 2014 erano pervenute 3245 proposte progettuali di cui 100 relative alla tematica “fame nel mondo”. Vengono destinati a questo ambito risorse per 6.716.279,40 €. Sono 40 i progetti approvati, la maggioranza sarebbero dovuti essere implementati in Africa.

Il decreto di ripartizione dei fondi arriva con comodo dopo diciannove mesi dalla sottomissione delle proposte progettuali, e siamo già a aprile del 2016. Da allora sono passati ulteriori 10 mesi in cui le organizzazioni assegnatarie dei fondi attendo misteriosi passaggi burocratici che consentano finalmente l’erogazione dei fondi.
Le scuse addotte dagli uffici del Dipartimento per il Coordinamento amministrativo della PdCM sono infatti abbastanza creative e difficili da verificare (mancano le firme, mancano i membri delle commissioni, avvicendamenti, pensionamenti, ecc).

Peccato che le ONG abbiano elaborato queste progettazioni ormai da oltre due anni coinvolgendo altri soggetti partner nei Paesi interessati, concordando tempi e modalità per l’avvio delle iniziative. Progetti che rischiano ormai di essere già vecchi e accordi che rischiano di saltare perchè non si mantengono gli impegni presi.

Cari giudici, come farebbe lo Stato a pubblicizzare e sensibilizzare l’opinione pubblica su una roba del genere? Meglio tacere.
Avete ancora voglia di affidare allo Stato la gestione del vostro 8×1000?

Scarica la relazione della Corte dei Conti del 23/12/2016

(fonte www.info-cooperazione.it)

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