Venerdì Santo – Digiuno e silenzio

 

Barbera: “Un segno di vicinanza e rispetto per quegli uomini e donne che hanno perso la vita fuggendo dalla disperazione alla ricerca di un destino migliore”. Eugenio Melandri: “Un digiuno e un silenzio che valgono più di tante parole”.

Roma, 21 aprile 2011 – “C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo: da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia”. Per don Tonino Bello – un grande profeta – “è una delle più luminose”. E spiega perché: “Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”.

“Non sappiamo, oggi, se bastano queste tre ore per riassumere il buio che pesa sui nostri paesi e sul nostro futuro – afferma Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 48 Ong e associazioni di cooperazione internazionale -. Tutto è precario: lavoro, sentimenti, relazioni. Praticamente non ci sono certezze. Manca il lavoro, l’economia è in crisi, la presenza della criminalità organizzata sul territorio è costante, manca una politica che incarni le attese della gente. Predomina la cultura della morte e le soluzioni semplicistiche: l’aborto e l’eutanasia diventano soluzioni per le difficoltà e i problemi della vita. La precarietà mette in pericolo i cosiddetti beni relazionali, cioè i beni che non hanno prezzo e non sono acquistabili, come l’amicizia, l’amore, la piacevolezza del lavoro, il trovarsi bene con i colleghi, la disponibilità di tempo per coltivare relazioni con gli altri, l’associazionismo, ecc… La povertà, che spesso diviene miseria. La conflittualità che in tanti casi genera vere e proprie tragedie.

Quante saranno le vittime dei tanti conflitti che hanno colpito il continente africano in questi 50 anni di indipendenza? I governi sono spesso guidati da dittatori che non vogliono schiodare dal potere, usando a proprio vantaggio perfino il voto democratico. La corruzione intacca i governi come una ruggine distruttiva. Le malattie mietono continuamente vittime che potrebbero essere salvate con cure minime. Il Mediterraneo è diventato, invece che un mare che unisce, una sorta di muro invalicabile. Il suo fondo è ormai divenuto il cimitero di migliaia di ragazzi saliti sui gommoni della speranza e della disperazione. Non ci accorgiamo che il cimitero del Mediterraneo rischia di divenire l’icona di una rottura senza ritorno, da una parte, ma dall’altra, anche di una crisi irreparabile del vecchio continente. Trasformando il Mediterraneo in una barriera invalicabile, si soffoca anche l’Europa. La si fa diventare una sorta di casa di riposo abitata da vecchi privilegiati e senza speranza che hanno come unico orizzonte la morte.

Il Venerdì Santo, più che ‘antifesta’, è preludio di speranza, metafora del “cadere e rialzarsi”, conclude Barbera con le parole di Don Tonino Bello, e invita tutti ad osservare – nel Venerdì Santo – un giorno di digiuno in memoria delle tre vittime del tragico naufragio avvenuto lo scorso 13 aprile al largo di Pantelleria, delle centinaia di vittime del barcone affondato in acque maltesi lo scorso 6 aprile, delle migliaia di giovani vittime disperse nel nostre mare, mentre cercavano di raggiungere i loro diritti.

I migranti che stanno raggiungendo le coste italiane in questi giorni provengono da Somalia, Nigeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Chad e Sudan, ma anche da Egitto, Algeria e Libia. Dal 1988 ad oggi sono stati oltre 14mila i migranti morti durante i viaggi della speranza. Si tratta in gran parte di barche affondate e annegamenti, ma ci sono anche suicidi, morti per fame, sete o freddo. “Persone che fuggono da situazioni di guerra e persecuzioni – commenta Eugenio Melandri, coordinatore di ChiAma l’Africa – per le quali chiediamo un giorno di digiuno e silenzio. Un digiuno e un silenzio che valgono più di tante parole. Che invitano tutti noi a farci testimoni della cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità. A combattere la cultura dell’odio, delle espulsioni, dei respingimenti, dell’indifferenza verso la sorte di tante persone. Chiediamo rispetto per le persone che hanno perso la vita e tutela per i diritti fondamentali di ogni essere vivente, primo fra tutti il diritto alla vita”. Digiuno e silenzio: per superare il buio ed accendere la speranza.

Per informazioni: Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 06.5414894, mail: ufficiostampa@cipsi.it, web: www.cipsi.it.

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