SOLIDARIETA’ E COOPERAZIONE: L’IMPEGNO QUOTIDIANO CONTINUA.

#proteggerelepersonenoniconfini

Dopo la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo abbiamo assistito ad un autentico massacro che è andato oltre le peggiori previsioni. Una serie di attacchi volgari, montati ad arte su informative dei servizi e pregiudizi amplificati dai media. In particolare, dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ad alcuni settori politici, ed a diversi organi di informazione, ben determinati, è sembrato il momento giusto di strumentalizzare la vicenda personale e collettiva che ha visto come protagoniste Greta e Vanessa per sferrare un attacco durissimo all’intero mondo del volontariato e della cooperazione dal basso, quella non legata ai governi ed alle autorità militari e di polizia.

Evidentemente dava troppo fastidio che, mentre in Italia il sistema di accoglienza naufragava nello scandalo di “Mafia Capitale”, che si cerca di nascondere anche in questo modo, centinaia di persone aiutassero i profughi che venivano sbarcati nei nostri porti. Persone che subito dopo venivano abbandonate a procedure inique come quelle imposte dal Regolamento Dublino, in luoghi nei quali ogni giorno le inadempienze degli enti gestori ed i ritardi di questure e prefetture negavano il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, della stessa dignità umana. Ha dato evidentemente fastidio, sia ai vertici politici che ad alcune componenti delle forze di polizia, che, attraverso le testimonianze raccolte tra i profughi dai volontari in Italia, trapelasse la situazione reale sofferta dalle persone che si trovavano ancora in paesi dilaniati dalla guerra civile, e poi ancora vittime delle organizzazioni dei trafficanti nei paesi di transito come l’Egitto e la Libia. Organizzazioni criminali che, sotto gli occhi delle polizie locali, si sono arricchite proprio sulle politiche europee che hanno impedito effettivi canali di ingresso legale protetto in Europa attraverso visti per motivi umanitari.

Strumentali appaiono anche i riferimenti al fatto che la presenza di Greta e Vanessa in Siria, prima del loro sequestro, non fosse risultata ”equidistante” tra le forze dei cd. ribelli, sempre più frammentate e sotto attacco, anche da parte delle componenti islamiste più estreme, e le forze governative di Assad colpevole di massacri prima  determinati dal sostegno internazionale di cui si è sempre avvalso, e poi  rimossi, così come continuano ad essere cancellati quotidianamente, quando si è individuato nel tiranno, come in altri dittatori che comandano in Africa, un alleato nella “lotta contro il terrorismo internazionale”. Quando si uccide la popolazione civile, come già fatto e continua a fare il regime di Assad, e così come fanno le forze islamiste più estreme, non ci possono essere calcoli di convenienza, e per chi interviene direttamente assumendosene tutti i rischi non è possibile equidistanza, si sta dalla parte delle persone, uomini, donne, bambini, uccisi, violentati, feriti, incarcerati, per restituire loro dignità e speranza.
Quando i diritti dei profughi vengono negati da leggi e regolamenti iniqui, come il Regolamento Dublino III che ingabbia nel primo paese europeo di ingresso tutti i potenziali richiedenti asilo occorre fornire la massima assistenza possibile ovunque e comunque, per sottrarre persone che sono già duramente provate all’ennesima speculazione che si gioca sulla loro pelle da parte di trafficanti senza scrupoli, i cd. scafisti di terra, che lucrano a loro volta sulla necessità di mobilità e di ricongiungimento familiare  con le comunità di origine. L’assistenza ad immigrati giunti nel nostro paese su mezzi della Marina o raccolti da navi commerciali sotto il monitoraggio dei responsabili delle operazioni di salvataggio, non può essere confusa con l’agevolazione dell’ingresso di “clandestini”, termine che è ritornato tristemente in auge, anche quando è a tutti evidente che l’ingresso di queste persone nel territorio nazionale non ha nulla di clandestino e che anzi, nella maggior parte dei casi, è conseguenza di operazioni di salvataggio in mare.

L’art. 12 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998 esclude qualunque sanzione penale per le persone che prestano assistenza senza fine di lucro a migranti arrivati in Italia, comunque non in regola con le norme sui visti e sui permessi di soggiorno. E tutte le norme internazionali ed europee escludono la sanzione penale per le persone che entrano in un paese irregolarmente se sono portatori di istanze di protezione. E va pure ricordato che alcune corti internazionali, come la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, hanno sospeso, seppure su singoli casi, l’operatività delle riammissioni verso l’Italia in base al regolamento Dublino.

Per questo respingiamo gli attacchi, collegati al fango diffuso sulle vite di Greta e Vanessa, nei confronti di chi ha prestato volontariamente assistenza ai profughi siriani sbarcati in Italia, esclusivamente in nome dei doveri di solidarietà che sono sanciti anche nella nostra Costituzione, che all’art. 10 stabilisce principi di accoglienza che vanno ben oltre la normativa europea e la Convenzione di Ginevra. Come ha osservato un autorevole uomo di chiesa, Monsignor Montenegro, da poco nominato Cardinale, “ chi va a fare volontariato nei luoghi di sofferenza, o aiuta persone in difficoltà come i profughi in fuga dalla guerra, oscura la visuale che uno può avere del “diverso”, ovvero quello di cui si sente parlare ma che non si conosce direttamente. È a questo punto che nasce la paura legata al confronto, perché vedo che c’è ingiustizia, mi guardo dentro ma non riesco a venirne a capo, e ho paura di questo mio aspetto”. Si può superare questa paura soltanto “Facendo prevalere il coraggio e l’uso della testa. Stare accanto all’altro in difficoltà è la strada già tracciata, perché i flussi in atto oggi non si fermeranno, e chi porta avanti l’idea che la società non possa essere multietnica è un perdente, perché lo è già oggi”.

 

Non ci faremo intimidire. Proseguiremo ad operare come abbiamo sempre fatto stringendoci attorno alle persone che arrivano nel nostro paese ed hanno bisogno di tutto, in un momento in cui il sistema di accoglienza è allo sbando. E non ci faremo ridurre al silenzio, come forse vorrebbe chi deve nascondere fallimenti clamorosi in politica estera e inadempienze gravi e reiterate nell’assistenza ai profughi giunti nel nostro paese.

 

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