Cresce il fronte per il ripristino dello storico programma su Rai3. Intanto la Rai invece sembra preferire Mission, un format molto chiacchierato e realizzato con i vip …

di Francesca De Luca

C’era una volta una principessa. No, aspetta, non è questa la storia. C’era una volta la televisione pubblica italiana, si chiamava Rai ed aveva, tra gli altri, il compito di “educare” i cittadini. La Rai di Pasolini e Joyce, la Rai delle inchieste, di Biagi, degli approfondimenti. Quella stessa Rai che oggi, con troppa leggerezza, cancella dai palinsesti C’era una volta e il suo autore. Un paio di mesi fa sembrava solo un’ipotesi. Oggi, invece, è divenuta una decisione definitiva. “Conosci Thomas Sankara?” mi chiede esterrefatto Seni, un amico del Burkina Faso. Conosco bene la storia di Sankara, ho letto, ho cercato, ho visto molto su di lui. Lo conosco anche grazie ai racconti di Silvestro Montanaro e di C’era una volta.
C’era una volta è, o forse sarebbe più corretto dire “era”, un programma televisivo che analizzava i mutamenti sociali, i cambiamenti globali, gli scenari politici internazionali, le guerre chiamate “dimenticate” ma che sarebbe più opportuno definire “ignorate”. C’era una volta era un programma unico nel suo genere, una ricchezza per la tv italiana. In onda da più di dieci anni, C’era una volta si è fatta conoscere nel mondo: i suoi reportage sono stati tradotti in diverse lingue, sono stati utilizzati per campagne di informazione sui diritti violati, è stata oggetto dell’interesse di personaggi come Nelson Mandela. L’Africa, i conflitti del sud del mondo, tutto ciò che non ci viene raccontato nascondendosi dietro la maschera del “alla gente non interessano queste cose”, è stato catturato e narrato dagli operatori di uno dei pochi programmi Rai per i quali vale la pena pagare il canone.

C’era una volta è stato il megafono attraverso il quale la voce degli ultimi riusciva a farsi ascoltare, sono gli occhi che scrutano ne profondo delle storie per cercare di afferrarne la verità, è la nostra coscienza che ci richiama a restare umani. E non aveva problema di ascolti se, come afferma Montanaro: “C’era una volta ha fatto addirittura record storico di ascolti per Rai 3. E normalmente, senza alcuna promozione, i suoi ascolti sono stati più che dignitosi e spesso ottimi. In assoluto, poi, C’era una volta aveva costi bassissimi. Ed il rapporto tra costi e pubblico raggiunto in assoluto tra i migliori”. A chi interessa capire cosa succeda in Congo, quali siano le multinazionali che si arricchiscono affamando i paesi del Sud del mondo, quale sia il ruolo giocato dai potenti stati europei in tutto questo? A quanto pare interessa a molti dal momento che la petizione lanciata su Change.org ha raccolto in pochissimo tempo quasi ventimila firme, e i firmatari continuano ad aumentare. Molti i personaggi famosi che hanno messo la propria faccia contro una scelta impopolare e incomprensibile. Tra gli altri spiccano i nomi di Gino StradaDon Luigi CiottiVauro SenesiMaurizio LandiniOdile Sankara. Perché qui non è in gioco solo il futuro di C’era una volta, qua si parla della sopravvivenza della nostra coscienza critica e del nostro desiderio di volerla sviluppare anche dinanzi alla televisione pubblica. “Va pretesa una Rai che ci intrattenga con gusto ed intelligenza – sottolinea Montanaro – che ci informi non solo sullo sciocchezza del cortile di casa nostra, ma innanzitutto su cosa succede nel mondo e come tutto ciò cambi anche il nostro piccolo mondo. Una Rai che facendo servizio pubblico ci aiuti a divenire cittadini ad occhi aperti del mondo in cui viviamo”.

Sembra che la Rai, invece, preferisca mandare in onda Mission, un format che tanto ha fatto discutere durante il settembre scorso. L’idea è quella di inviare personaggi come Al Bano ed Emanuele Filiberto nei campi profughi di paesi come il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e il Mali. Un reality show che permetterà a qualche famoso di raccontarci tutta la propria umanità (provate voi ad andare in un campo per un mese!) e che non racconterà assolutamente nulla su tutto ciò che dietro quei campi si cela. Non racconterà gli interessi degli stati europei e come questi spesso decidano i presidenti degli stati africani; non ci illuminerà sulle reali cause dei conflitti che devastano l’Africa. Sembra banale, ma non lo è, ricordare che “l’Africa, i profughi di ogni angolo del pianeta hanno bisogno di pace e giustizia, non di cosiddetti vip a risciacquar piatti per qualche giorno”. E a detta dell’autore, con i soldi di Mission, C’era una volta sarebbe potuta andare in onda per altri quattro anni. Intanto, mentre alcuni tra i maggiori quotidiani della Costa D’avorio parlano del caso e ringraziano Montanaro per il suo lavoro di giornalista, la Rai sembra aver chiuso i rapporti con lui, dopo vent’anni di servizio, con una lettere di poche righe. I quotidiani italiani tacciono (con rare eccezioni), come le nostre coscienze. La Rai dovrebbe interrogarsi su ciò che vuole fare da grande: una televisione spazzatura di Stato non è accettabile. Una televisione che rincorre gli istinti dei cittadini, senza garantire una pluralità di informazioni reale e continuativa, una televisione che relega gli approfondimenti in orari proibitivi penalizzando i programmi di qualità, è una televisione che non serve a nessuno. C’era una volta un programma meritevole, e speriamo possa continuare ad esserci.

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Un commento per Rai: C’era una volta … e Mission

  1. “C’era una volta, la voce degli ultimi, il racconto delle verità scomode, non deve sparire dal palinsesto rai.”

    Per firmare la petizionei:
    https://www.change.org/it/petizioni/c-era-una-volta-la-voce-degli-ultimi-non-deve-sparire-dal-palinsesto-della-rai

    sito promotore:
    http://carlinhoutopia.wix.com/ceraunavolta#!petizione-ceraunavolta/ckiy

    pagina facebook:
    https://www.facebook.com/SalviamoCeraunavolta

    Primi firmatari:
    Stefano Rodotà (costituzionalista), Gino Strada (fondatore di Emergency), don Luigi Ciotti (presidente e fondatore di Gruppo Abele e Libera), Cecilia Strada (Presidente di Emergency), Fiorella Mannoia (cantante), Maurizio Landini (Segr. Naz. Fiom-Cgil), Moni Ovadia (attore), Alex Zanotelli (missionario comboniano), ARCI, V.I.S. (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), Mani Tese, Norma Rangeri, (giornalista), Raffaele K. Salinari (presidente Terre des Hommes), Tommaso di Francesco (giornalista), Il Manifesto (quotidiano), SINALTRAINAL (Sindicato Nacional de Trabajadores del Sistema Agroalimentario – Colombia), Sandra Amurri (giornalista), Tonio dell’Olio (Libera International), Odile Sankara (attrice, sorella di Thomas Sankara), don Renato Sacco (coordinatore nazionale di Pax Christi), Michele Placido (attore e regista), Giobbe Covatta (attore), Lina Sastri (attrice), Gianni Minà (giornalista e scrittore), Nigrizia (rivista dei missionari comboniani), Lucio Caracciolo (giornalista, saggista e docente. Direttore di Limes), Padre Venanzio Milani (coord. Fond. Nigrizia Onlus, vicario gen. dei comboniani, pres. emerito MISNA), Cecilia Brighi (Associazione Italia-Birmania), Comitato Sankara XX, Bruno Jaffré (biografo di Thomas Sankara), Aziz Fall (coordinatore CIJS – The International Campaign for Justice for Sankara), Marinella Correggia, Mauro Biani (disegnatore), Vauro Senesi (disegnatore), Lorenzo Calza (disegnatore), Marco Scarpati (docente universitario, presidente di ECPAT), Pier Giuseppe Murgia (regista ed autore cinematografico e televisivo), Mosaico di pace (rivista), Maso Notarianni (giornalista), Marco Rovelli (scrittore e musicista), Antonio Lozano (scrittore), Sams’K Le Jah (musicista e cantante burkinabé), AfricAvenir International, Joshua Evangelista (direttore di Frontiere News), Per A Pace (Association Humanitaire Ajaccio – Corse), Diagne Fodé Roland (Collectif Afrique)

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