REPUBBLICA CENTROAFRICANA: VILLAGGI ABBANDONATI E DATI ALLE FIAMME, MIGLIAIA GLI SFOLLATI NELLA PARTE SETTENTRIONALE DEL PAESE. Sintesi del discorso del portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) pronunciato alla conferenza stampa che si è tenuta oggi al Palazzo delle Nazioni a Ginevra. Ulteriori informazioni possono essere reperite nei siti dell’UNHCR www.unhcr.org ewww.unhcr.fr, siti che possono anche essere consultati dai giornalisti per avere aggiornamenti costanti nei giorni in cui non si tengono le conferenze stampa.

Una missione congiunta dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha visitato la parte settentrionale della Repubblica Centroafricana, riscontrandovi villaggi abbandonati, esodi massicci e diffuse violazioni dei diritti umani.

La settimana scorsa i funzionari dell’UNHCR e dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) hanno raggiunto la città di Paoua, collocata 500 chilometri a nord di Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana.  Si sono trovati di fronte sette villaggi rasi al suolo dalle fiamme e completamente deserti, e otto villaggi parzialmente distrutti dagli incendi, i cui abitanti si sono rifugiati nella boscaglia.

Il team dell’UNHCR ha confermato il diffuso stato di anarchia che imperversa nella regione. La popolazione locale ha parlato di assalti, estorsioni, saccheggi, arresti arbitrari e torture da parte di uomini armati. Gli abitanti dei villaggi hanno dichiarato che le loro azioni potrebbero essere interpretate come ritorsioni per gli scontri avvenuti nel mese scorso in cui alcuni gruppi si sono autorganizzati per proteggere le loro famiglie e le loro proprietà.

In generale, l’UNHCR esprime crescente preoccupazione per i civili che si trovano nel mezzo di combattimenti e in balia di chiunque abbia un’arma. Nel villaggio di Bedengui, che si trova a 65 chilometri dalla città settentrionale di Paoua, i funzionari dell’UNHCR hanno trovato persone che piangevano il rapimento e la morte di quattro membri della loro famiglia. I residenti e gli sfollati che vivono a Paoua hanno dichiarato che trascorrono la notte nella boscaglia in cerca di sicurezza e che ritornano alle loro case solo durante il giorno. Le persone si tengono lontane dalle strade per evitare di essere scoperte. A tutto questo vanno ad aggiungersi le piogge, che rendono le condizioni di vita ancora più difficili.

È difficile dire esattamente quante persone abbiano abbandonato le proprie case nella parte settentrionale della Repubblica Centroafricana, anche a causa dell’insicurezza e dell’accesso limitato a quei territori. Prima che il marzo scorso l’alleanza di Seleka prendesse il potere a Bangui, nell’area interessata vivevano circa 160mila persone. Con gli scoppi di violenza che hanno avuto luogo lo scorso mese, sono fuggite altre migliaia di persone. Fino a mercoledì mattina, i funzionari dell’UNHCR avevano già registrato nella regione 3.020 persone sfollate, che vanno a sommarsi ad almeno 206mila sfollati interni nel paese a partire dal mese dicembre.

I combattimenti e la violenza in atto hanno anche indotto migliaia di persone ad attraversare il confine e raggiungere i paesi vicini. Recentemente in Ciad un’ondata di più di mille rifugiati ha raggiunto la regione di Moissala. Questi arrivi sono andati ad aggiungersi alle 4.125 persone arrivate a luglio e hanno portato a 13.087 il numero complessivo di rifugiati accolti quest’anno. In Camerun i funzionari dell’UNHCR hanno registrato 4.119 rifugiati provenienti dalla Repubblica Centroafricana solo nell’anno in corso, dei quali 123 arrivati la scorsa settimana. Nella Repubblica Democratica del Congo, al 28 agosto erano arrivati circa 43.600 rifugiati centroafricani. Solamente martedì notte sono arrivate a Libenge circa 500 persone e il personale umanitario ha dovuto darsi da fare per trovare un alloggio che li mettesse al riparo dalla pioggia. Con questi arrivi il numero complessivo di rifugiati centroafricani ha superato quota 62mila da quando la crisi è cominciata lo scorso settembre.

Ieri i funzionari dell’UNHCR hanno ancora una volta compiuto un viaggio di 11 ore per raggiungere Paoua e distribuire alle persone sfollate aiuti come tele cerate, zanzariere e set da cucina. L’UNHCR rinnova l’appello alle autorità della Repubblica Centroafricana e a tutti i gruppi armati affinché i civili siano protetti e sia permesso alle agenzie umanitarie di raggiungere le persone bisognose di aiuto.

 

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