Roma, 28 agosto 2012 – “Acqua e alimentazione sono elementi essenziali per la vita di tutte le persone del pianeta. Di fronte alla situazione attuale, con oltre 7 miliardi di persone da alimentare e dissetare, stiamo vivendo una gravissima fase, in peggioramento continuo, di insufficienza e difficoltà sia nell’accedere all’acqua potabile, sia di far fronte alle necessità alimentari – ricorda Guido Barbera, presidente del Coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione Cipsi, in occasione della Settimana mondiale dell’acqua chi si sta svolgendo in questi giorni a Stoccolma ed è dedicata al tema “Acqua e sicurezza alimentare”. “Nel 2050 – prosegue Barbera – quando secondo le previsioni supereremo i 9 miliardi di persone sulla Terra, le necessità di acqua e di cibo saranno più del 70 o addirittura del 100 per cento superiori alle attuali. Restano poi le differenze notevoli tra diverse aree geografiche: basti pensare che oltre il 40% della popolazione globale che non ha accesso all’acqua potabile vive in Africa Sub-Sahariana”.

Nonostante gli annunci sul raggiungimento dell’Obiettivo di dimezzare la percentuale di persone senza accesso all’acqua potabile, non possiamo dormire sonni tranquilli di fronte alla situazione esistente – ribadisce Barbera -. Anche perché, per raggiungere certi risultati, molto spesso basta spostare la distanza a cui si trova l’acqua: se prima si calcolava in 1 chilometro il percorso per raggiungere l’acqua buona da donne e bambini, basta portare la distanza a 2 o 3 km ed ecco che, sulla carta, c’è molta più disponibilità d’acqua e molte più persone che ne hanno accesso. Purtroppo nella realtà troppa gente, ancora oggi, sta vivendo una grave difficoltà all’accesso alla risorsa idrica. Tutti i bambini, tutti gli esseri umani hanno il diritto di poter vivere. Non possiamo fermarci finchè sulla terra anche solo una persona non avrà accesso all’acqua pulita e sana”.

La questione più urgente da affrontare è legata alla volontà politica di far fronte al problema dell’accesso all’acqua e all’alimentazione nel mondo. L’acqua c’è, in grande quantità, dobbiamo saperla proteggere qualitativamente e quantitativamente. Questo è compito della politica e delle istituzioni che partecipano ad appuntamenti come quello di Stoccolma. Ma finchè l’acqua continuerà ad essere considerata come una merce, come un bene sul quale fare profitto, ciò non sarà possibile. Non a caso, ancora oggi non sono le Nazioni Unite ad occuparsi della gestione e delle politiche di accesso all’acqua, ma un meccanismo gestito da privati, da grandi multinazionali, che organizza il Forum mondiale dell’acqua. Sono fonti economiche che si preoccupano di questo bene e che ostacolano il concetto di acqua come diritto e come bene comune. Non basta la dichiarazione dell’Assemblea delle Nazioni Unite che riconosce il diritto all’acqua. É necessario arrivare ad un riconoscimento da parte dei singoli governi del diritto all’acqua, ad una responsabilità politica nel fare leggi a protezione dell’acqua come diritto e come bene comune. È necessario inserire il diritto all’acqua nelle Costituzioni di tutti i paesi. Riconoscere l’acqua come bene comune vuol dire partecipare alla gestione di questo bene, non lasciarlo semplicemente ai privati, non lasciarlo semplicemente al pubblico, ma essere corresponsabili nella gestione. Ricordando sempre che garantire il diritto all’acqua ed impedirne la mercificazione, significa garantire e tutelare il diritto alla vita, per noi, per i nostri figli e per le generazioni future!”.

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