Il G7 sta facendo la cosa sbagliata…

Gli agricoltori di piccola scala – non le multinazionali – dovrebbero essere al centro delle politiche del G7 per la sicurezza alimentare

 

19 Settembre 2014 – Ben 90 organizzazioni nazionali ed internazionali della società civile, provenienti dai paesi del G7, richiamano i governi a rivedere i propri impegni nella New Alliance, ponendo l’attenzione sul fatto che questi investimenti, in realtà, stanno minacciando la sicurezza alimentare in Africa.

L’incontro del Leadership Council, il 23 Settembre, rappresenta un’opportunità per i governi partecipanti di assicurarsi che non venga data priorità agli interessi commerciali a discapito delle persone più vulnerabili e dell’ambiente.

La New Alliance è stata costruita per servire il settore delle multinazionali e non dà alcun reale significato alla partecipazione degli agricoltori africani di piccola scala. Con la New Alliance, il G7 dà priorità ai cambiamenti legali e politici nei paesi africani che facilitano investimenti fondiari di larga scala e impedisce ai piccoli contadini di scambiare e vendere i propri semi. Questo incentiverà l’accaparramento di terre e la marginalizzazione degli agricoltori di piccola scala, soprattutto donne.

Con la New Alliance, nulla assicura che i progetti vadano avanti solo se hanno lo scopo di avere un impatto positivo sui diritti umani, la lotta contro le ineguaglianze e l’ambiente. Le tecniche agricole sostenibili e vicine all’ambiente, come l’agroecologia, semplicemente non sono il focus della New Alliance, nonostante il loro enorme potenziale per la sicurezza alimentare e contro il cambiamento climatico.

I produttori africani di cibo hanno proprio questo potenziale, per rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione in quella regione. Essi forniscono la maggior parte degli investimenti nella loro stessa agricoltura, e mantengono i vari e sostenibili sistemi alimentari locali. I paesi del G7 devono supportare i produttori alimentari di piccola scala locali, perchè questo è il modo migliore per costruire resilienza e contribuire alla realizzazione del Diritto al Cibo.

 

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