L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede un maggiore supporto a sostegno degli sforzi per garantire maggior stabilità in Somalia e nei Paesi che accolgono i rifugiati somali.

Intervenendo al Summit Speciale dei Capi di Stato della Regione sulle soluzioni durevoli da adottare per la situazione dei rifugiati somali, organizzato dall’IGAD (Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo) a Nairobi, l’Assistente Alto Commissario per le Operazioni dell’UNHCR George Okoth-Obbo, ha elogiato i Paesi confinanti con la Somalia per la generosità che hanno dimostrato nel dare protezione internazionale ai rifugiati somali, nonostante i problemi di carattere socio-economico, ambientale e di sicurezza nazionale. “L’UNHCR è davvero lieto per quest’impegno senza precedenti assunto a livello regionale volto a garantire protezione e assistenza ai rifugiati somali”, ha dichiarato George Okoth-Obbo, esprimendo soddisfazione per l’esito del Summit.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha rivolto un appello affinché le responsabilità siano condivise a livello globale con la regione, dove, per anni, le comunità hanno accolto e condiviso le limitate risorse a disposizione coi rifugiati somali. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha, inoltre, lanciato un appello in merito alla necessità di preservare lo spazio di asilo per tutti quei rifugiati somali che non possono fare ritorno a casa.

“I Paesi che accolgono i rifugiati somali devono trovare soluzioni alternative a livello locale, che si focalizzino sull’inclusione socio-economica dei rifugiati e, nel contempo, sul continuo sostegno alle comunità di accoglienza. Invitiamo i Paesi a considerare, inoltre, l’importanza dell’integrazione locale, specialmente per quei rifugiati che si sono integrati, per esempio, sposandosi con cittadini del posto”. Nonostante i ritorni volontari in Somalia continuino, i numeri restano bassi per le restrizioni legate alla sicurezza, all’accesso e alle capacità di integrazione. Pertanto, l’UNHCR ha sottolineato l’importanza di creare le condizioni necessarie per garantire pace, sicurezza e benessere sociale, tanto per i somali che risiedono nel Paese quanto per i rifugiati che decidono di tornare e la cui decisione deve essere più sostenibile.

Il Summit ha messo in evidenza, inoltre, che il ritorno volontario non è la sola opzione possibile e ha esortato a rafforzare la solidarietà e la condivisione di responsabilità a livello internazionale attraverso misure quali il reinsediamento di rifugiati somali e altri canali complementari per l’ammissione di cittadini di Paesi terzi, quali trasferimenti per ragioni mediche, programmi di ammissione umanitaria, ricongiungimenti familiare e opportunità per i migranti qualificati, mobilità dei lavoratori e istruzione.

Oltre due milioni di somali sono stati costretti a fuggire a causa di una delle crisi di più lunga durata del mondo. Si stima che circa un milione di persone siano sfollate interne in Somalia e che 900.000 rifugiati somali – molti dei quali ormai di terza generazione – si trovino in Kenya (324.000), Etiopia (241.000), Yemen (255.000), Uganda (39.500) e Gibuti (13.000).  George Okoth-Obbo ha dichiarato, inoltre, che la siccità costituisce un serio problema e che si devono trovare soluzioni al più presto. “E’ necessario riconoscere che la regione è attanagliata da nuovi problemi, quali la siccità e l’insicurezza alimentare, che minacciano di causare carestia e morte”.

Circa 6,2 milioni di persone, metà della popolazione somala, necessità di aiuti umanitari e i livelli di malnutrizione infantile sono elevati, con 944.000 bambini che versano in condizioni di malnutrizione acuta o addirittura grave. La grave siccità che ha colpito tutta la regione ha causato crisi alimentari in Etiopia, Kenya, Somalia, e Yemen. I Paesi stanno affrontando la peggiore siccità degli ultimi 60 anni. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati richiede urgentemente che si rafforzino le misure di risposta alla siccità in corso per attenuarne gli effetti e impedire il drammatico impatto umanitario che avrebbe una carestia, anche in relazione al rischio di generare ulteriori migrazioni forzate. “E’ essenziale agire tempestivamente e che gli attori umanitari coinvolti intervengano in modo risoluto, con il forte sostegno della comunità internazionale”, ho sottolineato l’Assistente Alto Commissario George Okoth-Obbo.

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