La mancanza d’acqua ha effetti devastanti, sulle popolazioni, sull’ambiente, sui sistemi economici, sociali e politici. E ancor peggio se quell’acqua, risorsa vitale in moltissime zone del mondo, viene rubata, “accaparrata”, da attori che pensano solo ad ingrossare le proprie tasche. Ecco l’atlante che racconta il fenomeno del “water grabbing”, in modo dettagliato, scientifico, sociale. Quest’anno, l’estate ci sta mettendo a dura prova, con temperature elevatissime e piogge rade se non inesistenti. Incendi, gravi danni all’agricoltura, zone senz’acqua potabile, fiumi e torrenti completamente prosciugati.
Ci sono intere regioni come il Corno d’Africa in cui da molti, troppi mesi, è in corso una siccità che sempre più sta assumendo i tratti di una carestia, costringendo milioni di persone a fuggire dalle zone più colpite e andando ad ingrossare le file di chi cerca rifugio nei Paesi limitrofi o addirittura più lontano, verso l’Europa.  La mancanza d’acqua ha effetti devastanti. Nessun ecosistema terrestre può sopravvivere senz’acqua. Eppure, pur di aumentare le proprie casse, ci sono “attori potenti” che prendono il controllo o sono in grado di deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziosissime, sottraendole a comunità locali o intere nazioni, la cui sussistenza si basa proprio su quelle stesse risorse e quegli stessi ecosistemi che vengono depredati. Si tratta del fenomeno del “water/ocean grabbing”, ovvero dell’accaparramento dell’acqua, dei mari, degli oceani. Un pool di giornalisti, fotografi, cartografi e ricercatori (Emanuele Bompan, Gianluca Cecere, Thomas Cristofoletti, Federica Fragapane, Marirosa Iannelli, Fausto Podavini, Riccardo Pravettoni) ha effettuato una ricerca su questo tema, viaggiando in quattro Paesi nel mondo (nel Mekong, in Cambogia; in Sudafrica; in Palestina; in Etiopia), e realizzato una pubblicazione che racconta il lavoro svolto con testi, foto, mappe, in un interessantissimo atlante. “Watergrabbing – a story of water” racconta bene come, tra gli effetti dell’accaparramento d’acqua, ci siano famiglie scacciate dai loro villaggi per fare spazio a mega dighe, privatizzazione delle fonti idriche, inquinamento dell’acqua per scopi industriali che beneficiano pochi e danneggiano d’acqua, controllo delle fonti idriche da parte di forze militari per limitare lo sviluppo. “Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che riconosce l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari tra i diritti umani fondamentali. La storica risoluzione sancisce che “l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani”. Eppure oggi questo diritto non viene tutelato attivamente dagli stati membri. Così come non viene rispettato il trattato delle Nazioni Unite sulle acque transfrontaliere per mitigare i rischi di conflitto legati all’acqua, firmato ad oggi da solo 39 stati. Usa e Cina rimangono sordi agli appelli della società civile di supportare il documento legale. Nel cosiddetto Sud nel mondo ma anche in alcuni paesi industrializzati, da bene comune liberamente accessibile, l’acqua si sta trasformando in bene privato o controllato da chi detiene il potere. Sotto la spinta della crescente domanda d’acqua dovuta all’aumento di popolazione e alla crescita industriale dei paesi in via di sviluppo e sotto la morsa del cambiamento climatico, sempre più visibile nella nostra quotidianità, l’acqua diventa fonte di conflitto, bene scarso per cui è fondamentale accaparrarsene a spese del vicino, a discapito anche di donne e bambine che si occupano della raccolta giornaliera sottraendo tempo all’educazione e al lavoro.” Le storie raccontate da questo lavoro di ricerca, e poi racchiuse nella pubblicazione dell’Atlante, declinano diverse tematiche legate all’accaparramento d’acqua: dalle acque transfrontaliere alle dighe, all’accaparramento per scopi politici e per scopi economici. “Prendetevi tempo per leggere e scoprire il tema dell’accaparramento all’acqua, perché l’acqua diventi un diritto per tutte e tutti.”

 

 

Un commento per Watergrabbing, l’atlante che racconta l’accaparramento dell’acqua, da Terra Nuova

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