Concluso il Forum Sociale Mondiale Tunisi, 26 – 30 marzo 2013.

Oggi  il Forum Sociale Mondiale, questo grande cantiere di sogni e progetti per un mondo alternativo, ha chiuso i battenti.

Certamente per i tunisini questo evento è stato un momento straordinario che ha rafforzato la loro voglia di democrazia vera, di libertà, di giustizia. Parole che sono state pronunciate mille volte in questa settimana soprattutto dai giovani entusiasti per questo Forum. La decisone di celebrarlo a Tunisi è stata indubbiamente una grande scelta politica che avrà serie ricadute.

La situazione però della Tunisia non è così rosea come potrebbe apparire da questi nostri diari. L’economia è in difficoltà, la disoccupazione è molto alta, la produzione mineraria crolla, il turismo vacilla e molti, soprattutto giovani, emigrano. Altrettanto difficile è la situazione politica, che si intravede dalla presenza massiccia di polizia antisommossa. Alla vigilia del Forum sono stati arrestati circa 300 tunisini. Lo scontro poi fra laici e fondamentalisti è molto forte e la tensione resta alta.

Anche la ricerca di soluzione politica ai problemi è notevole. Interessante le prese di posizione del partito di opposizione Il Fronte Popolare sulla questione del debito.. “Se davvero Francia, Germania, Italia – ha detto Jilani  Hammami del FP –  hanno simpatia per la Tunisia, che congelino il pagamento del debito estero per tre o quattro anni, in modo che il 18% del bilancio tunisino, così svincolato, possa essere consacrato alla creazione di posti di lavoro. Questo del debito è stato uno dei temi più dibattuti al FSM.

Questa mattina il Forum ha vissuto il suo momento finale  con la discussione nei gruppi di convergenza: solidarietà internazionale di fronte alla crisi, religione e emancipazione, lavoro, povertà, salute e protezione sociale, le lotte contro i grandi progetti inutili, le migrazioni, l’estrazione mineraria, il futuro del FSM, la sovranità alimentare e tanti altri temi…

Molto vivace e con grande partecipazione popolare è stato il gruppo di convergenza: “Religione e partecipazione” che ha dibattuto il problema di come riuscire ad andare avanti senza farsi intrappolare dalla religione. Un dibattito aperto, a volte duro, fra i laici e i fondamentalisti tunisini. Una donna tunisina femminista ha aperto la discussione e con estrema libertà ha attaccato i tanti tabù della società tunisina, innescando così un acceso dibattito. Al termine della sessione si sono accordati di continuare questo dialogo fra laici e fondamentalisti così importante per il futuro della Tunisia e del mondo islamico.

Una grave lacuna del Forum è stato il fatto che non ha saputo aiutare a creare reti a vari livelli, soprattutto su temi fondamentali come il land-grabbing, l’acqua, la lotta al nucleare o il debito.

Nel pomeriggio si è tenuta la marcia conclusiva in favore dei palestinesi, un tema che ha molto segnato il Forum.

I missionari e le missionarie comboniane si sono poi ritrovati per continuare  una loro riflessione sul Forum e su come proseguire il loro impegno su Giustizia, Pace e Integrità del creato. Tutti hanno riconosciuto essere stata una grazia il fatto che il Forum si sia tenuto a Tunisi in questo momento storico e hanno ritenuto un dono questo incontro sia con il mondo tunisino che con le realtà di società civile. “Il Forum è un vero areopago – ha detto una sorella comboniana – dove è importante essere presenti con la nostra specificità di missionari e missionarie”.

In questo spirito abbiamo celebrato la Pasqua con la chiesa locale nella cattedrale di Tunisi, ma abbiamo sentito il soffio pasquale nella voglia di diignità e di liberazione del popolo tunisino. Dio è sempre presente in ogni movimento verso la libertà e la dignità. E’ questa la Pasqua che Dio sogna per i suoi figli e figlie.

Domani, giorno di Pasqua, concluderemo questo nostro pellegrinaggio in terra tunisina tra le rovine di Cartagine, facendo memoria delle antiche comunità cristiane dei primi secoli, ricordando figure splendide come il vescovo Cipriano  di Cartagine insieme al vescovo Agostino e al grande Tertulliano. Ci verrà spontaneo ricordare le gesta di due grandi donne come Felicita e Perpetua che hanno pagato con il sangue la loro fedeltà a Cristo. Senza dimenticare che quelle antiche comunità cristiane tunisine hanno dato ben tre papi: Victor, Milziade e Gelasio.

Dato che in questi giorni abbiamo parlato di dialogo con i nostri fratelli musulmani, ci sentiremo obbligati a fare memoria di Pierre Claverie, vescovo del dialogo, ucciso nel 1996 a Oran, che aveva usato dire una parola che facciamo nostra: “Non c’è umanità se non al plurale”.

Buona Pasqua!

Tunisi, 30 Marzo 2013

Alex Zanotelli – Elisa Kidanè

 

 

 

Chiude i battenti oggi con la grande manifestazione di piazza l’11° edizione del Forum Sociale Mondiale tenutasi per la prima volta – dalla sua nascita nel 2001 – in Maghreb. La mobilitazione cade proprio il 30 marzo, giornata internazionale della Terra, ed è dedicata non a caso al popolo palestinese e alla sua pluridecennale lotta per il riconoscimento di uno stato e per il diritto alla terra.
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Questa edizione del FSM è stata una scommessa per i popoli del Nord Africa che dalle Primavere Arabe del 2010 rivendicano un nuovo protagonismo sociale e una nuova stagione fondata sulla democrazia, il riconoscimento dei diritti e la giustizia sociale.
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Circa 30 le assemblee di convergenza tenutasi nelle ultime 2 giornate di lavori, che hanno raccolto analisi e proposte sui principali temi trattati negli oltre 1.500 seminari e conferenze iscritte al Forum. Tra essi: emergenza climatica, alternative per il mediterraneo, migranti, estrazioni minerarie, debito, grandi opere, oltre ai focus dedicati a Palestina e Maghreb/Masreq.
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A Sud ha seguito con attenzione i lavori dello spazio tematico dedicato ai cambiamenti climatici. Di seguito alcune tra le principali proposte presenti nel documento finale dell’assemblea di convergenza del Climate Space:
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– Lasciare più di due terzi delle riserve di combustibili fossili nel sottosuolo e porre fine allo sfruttamento delle sabbie bituminose e dello shale gas;
– Sostenere un’equa transizione per lavoratori e comunità locali da un’economia energivora ad economie locali resilienti basate sulla giustizia sociale, ecologica ed ambientale che produca e consumi a livello locale beni durevoli
– Lavorare ad una transizione energetica che costruisca un modello energetico sostenibile, decentrato e fondato sulle fonti rinnovabili, investendo sulla democrazia energetica
– Abbandonare i mega progetti infrastrutturali, costosi e inutili, e cambiare modello agricolo mediante una trnsizione dall’agroindustria all’agricoltura contadina e locale, fermando il land grabbing e sovrasfruttamento delle risorse
– Investire in un modello di gestione “rifiuti zero”, superando il modello fondato su inceneritori e discariche
– Demilitarizzare le economie e fermare il libero commercio e gli accordi sugli investimenti 

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Non a caso il prossimo appuntamento importante per i movimenti di tutto il pianeta sarà a Bali, a dicembre prossimo, dove si riunirà la Conferenza Ministeriale del WTO, per portare avanti una nuova ronda di negoziazione sulla privatizzazione dei servizi: acqua, energia, sanità, trasporti. La direzione opposta rispetto alle risposte alla crisi che emergono dalle riflessioni e dalle esperienze delle oltre 4.000 organizzazioni di tutto il mondo presenti al Forum di Tunisi.
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A parte i temi in discussione, la vera novità di questo Forum è il risveglio dei popoli del Nord Africa e la nuova attenzione all’area del Mediterraneo, divenuta punto centrale nelle lotte mondiali in difesa della democrazia, dei diritti e dei territori.
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Al di là dei suoi aspetti rituali, il FSM rimane un luogo importante per il confronto e l’articolazione di movimenti e organizzazioni sociali a livello internazionale. Rispetto a 12 anni fa, i processi avvenuti e in corso insegnano che oltre ai ragionamenti e alle analisi che hanno sempre più una portata globale, la costruzione di alternative e di proposte concrete deve invece necessariamente vincolarsi allo scenario locale rispettando le specificità e le differenti battaglie e istanze emergenti. Non è un caso che al centro di questo forum ci siano le due sponde del mediterraneo, quella europea e quella africana a cercare strategie comuni per far fronte ad una crisi che sta interessando il bacino mediterraneo, e l’Europa in particolare, più che altre regioni.

Forum Sociale Mondiale – Tunisi, 26 – 30 marzo 2013 – 

ABBIAMO COMINCIATO UNA RIVOLUZIONE
In un interessante post pubblicato da Comune-info, Bruno Ciccaglione (coordinatore della rete di ong che lavora in Europa sulla giustizia nel commercio) ha scritto: «Venerdì spettacolare assemblea dei movimenti sociali: alcuni professionisti del Forum sociale mondiale pensavano di ripetere il rituale di “dichiarazioni finali” scritte non si sa mai con quali processi; si sono trovati espropriati dello spazio da una folla di quasi mille giovani tunisini e tunisine, tra canti, slogan e parole che sembravano gridare: “Voi scrivete pezzi di carta, noi abbiamo cominciato una rivoluzione!». Intanto, a Tunisi per la prima volta gruppi di base palestinesi sono entrati a far parte del grande movimento internazionale di contadini, Via Campesina. Oggi è l’Earth Day (Giornata della Terra): il Forum si chiude con la marcia di solidarietà con il popolo palestinese http://comune-info.net/2013/03/forum-sociale-mondiale-di-tunisi-dossier/#comment-9841

27 /3/2013 – Questa mattina la fiumana dei partecipanti al Forum di Tunisi ha invaso pacificamente metrò, autobus e strade della capitale per raggiungere il Campus dove svolgono le sessioni del Forum Mondiale Sociale (FSM) Tantissimi i giovani che hanno vi hanno partecipato con interesse e passione. I Tunisini hanno fatto a gara per far sentire il Forum a casa, coscienti di quanto esso sia importante per il loro Paese in questo momento così difficile.

Il Campus dell’Università di Tunisi ha accolto le mille associazioni portatrici di sogni, di esperienze e di impegno.

Questa prima giornata è costellata di centinaia di workshop che si sono tenuti nelle aula dell’Università. Il tema che ha attirato il maggior numero di persone  sono state le primavere arabe che hanno cambiato il volto della regione. La grande domanda era: che cosa fare dopo le rivoluzioni? Il dibattito politico è stato molto acceso soprattutto per la massiccia presenza di associazioni tunisine e magrebine. Sono stati proprio loro a percepire l’importanza di ospitare il Forum a Tunisi. Un evento che per me – ha dichiarato una donna durante l’assemblea della Marcia internazionale delle donne – è tanto importante quasi quanto il 14 gennaio 2011. Con una differenza che qui non siamo soli ma ci sentiamo abbracciati e sostenuti da tutto il mondo solidale.

Centinaia i temi trattati nelle tre sessioni di oggi; temi che vanno dalla spiritualità alle armi, dalla migrazioni ai cambiamenti climatici, dalla cittadinanza attiva alla crisi finanziaria; dalle politiche dell’Unione europea verso i paesi impoveriti, all’assedio delle multinazionali in Africa. Provocante la chiamata, in una delle sessioni  ad una mobilitazione per una giusta tassazione sui minerali esportati dal continente africano. I relatori hanno insistito che se i minerali (l’alluminio come l’ uranio, ) fossero tassati, non ci sarebbe nessun bisogno di un aiuto pubblico.

Altrettanto significativo il tema ritornato più volte del cosidetto fracking (frantumazione con l’acqua), una nuova tecnica che si sta diffondendo per estrarre gas naturale incapsulato nelle rocce bituminose. Un fenomeno che è stato definito un crimine per le gravi conseguenze che ne derivano.

Durante questa prima giornata anche i comboniani e le comboniane hanno presentato per la prima volta il loro workshop rispettivamente sui temi del Land-grabbing, (accaparramento delle Terre) e sulla situazione che vivono i Beduini nei territori occupati in Israele. Quello del Land grabbing è un fenomeno particolarmente grave soprattutto in Africa, dove si calcola che 67 milioni di ettari di terra sono stati già accaparrati. Alcune multinazionali dell’agro business e alcuni gruppi finanziari  attratti dai prezzi dei generi alimentari in aumento e dalla domanda crescente dei biocarburanti e di prodotti agricoli, si sono buttati nel grande affare di acquisire nel sud del mondo terre coltivabili con le annesse fonti d’acqua.
Anche la difficile realtà che vivono i Beduini nei territori occupati è stata presentata dalle comboniane durante questa prima giornata.

Questi sono stati solo alcuni dei temi sollevati nei workshop. Nelle sale piene di giovani con tanta voglia di cambiare questo sistema, si è sentita una nuova ventata di aria fresca, giovanile. Un desiderio grande di dignità e di libertà. Quel soffio di Pasqua che ha animato il popolo ebraico ad uscire dalla schiavitù verso la libertà si sente oggi aleggiare in questo popolo tunisino che non desidera altro che dignità e libertà.

Tunisi, 27 marzo 2013

Alex Zanotelli – Elisa Kidanè

 

 

 

Il Forum Mondiale Sociale si è aperto il 26  mattina a Tunisi con una tumultuosa assemblea delle donne. “E’ molto bello che il FMS inizi con un’assemblea di donne”, ha detto la presidente delle donne Tunisine Ahlan Belhaj Khalifa insignita lo scorso anno del  Premio Alex Langer.

L’assemblea si è tenuta nell’Anfiteatro 1 della Facoltà di diritto dell’Università di Tunisi stracolmo di persone. Sul palco si sono susseguite donne provenienti da varie parti del mondo che reclamavano a voce alta i loro diritti. “I nostro governanti non hanno preso in seria considerazione le rivendicazioni della società civile tunisina -ha ribadito con forza Ahlan Belhaji. Dobbiamo continuare a lottare”  A queste interventi in sala, rispondevano con altrettanta forza  gruppi di giovani donne cantando: “Solidarietà per l’uguaglianza”. Sono state queste le parolepiù ripetute: solidarietà, uguaglianza e dignità. Soprattutto quest’ultima sembra esprimere bene il cuore delle rivoluzione tunisina.

Tante le donne che si sono susseguite sul palco raccontando le loro lotte per nità delle donna, dal Sudafrica al Brasile, dalla Palestina come dal Sahara occidentale, dall’Egitto come dall’Algeria. Significativo la presenza di donne provenienti dal Messico che vivono una situazione di grande violenza.  Le donne hanno bollato con caratteri di fuoco sia il femminicidio come  tutte le violenze  che in ogni parte del mondo subiscono.  “Insieme possiamo imporre ai governanti le nostre rivendicazione”, ha gridato con forza  Fatima del Sudafrica.

L’assemblea si è conclusa verso mezzogiorno tra canti, slogan e danze, in solidarietà con le lotte delle donne del mondo intero. Incredibile la forza e la vivacità di queste donne straordinarie. Niente potrà fermarle. Tutto questo è ancora più sorprendente perché avviene in un ambiente islamico. Anche questo è un bel frutto della primavera tunisina.

Dall’Aula universitaria, la gente ha lentamente defluito verso la Av. Bourghiba, il cuore di Tunisi da dove  è partita, nel primo pomeriggio la grande marcia di apertura del FMS. Una folla immensa, si parla di circa 100mila persone, colorita ed esultante, ha iniziato a muovesi lentamente verso lo Stadio. Una bellissima giornata di sole, una giornata di primaverea, ha fatto da cornice a questo corteo. Massiccia la presenza dei tunisini che hanno colto questa occasione per ribadire la loro voglia di cambiamento radicale nel paese, soprattutto dopo l’uccisione del capo dell’opposizione Shukri Belaid il 16 febbraio u.s. Le sue foto infatti giravano per tutto il corteo, diventando uno dei simboli della marcia.

E’ stato provvidenziale il fatto che il Comitato internazionale del Forum abbia scelto Tunisi per questo appuntamento perchè questa giornata ha dato una carica incredibile al popolo tunisino e una speranza in più per un cambiamento contro tutti i fondamentalismi.

Massiccia pure la presenza di gruppi algerini, marocchini, e libici. Questa marcia e questo Forum potrebbero aprire strade nuove per l’unità dei popoli del Maghreb. Forte anche la presenza Palestinese che ha ottenuto in questa marcia una notevole solidarietà da parte di molti gruppi presenti.

La marcia era un alternarsi di colori, di canti, di danze, di slogan. Una giornata di primavera carica di speranza.

Per il successo di questa marcia bisogna dare credito al comitato tunisino e del Maghreb che hanno saputo organizzare così bene la marcia, con striscioni  che davano il benevenuto al FMS. La città di Tunisi era vestita a festa per accogliere con gioia i partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo.

Il comitato tunisino è riuscito a realizzare questa marcia senza alcun aiuto esterno ma basandosi sulle proprie forze e connettendosi a quella società civile che è stata capace di realizzare la primavera tunisina.

La marcia si è poi conclusa nello stadio dove sono continuati ancora per qualche ora canti e danze che esprimovono tutta la voglia di realizzare un mondo altro nella dignità.

Nel suo libro The Arab uprisings, il professore amercano  James L. Gelvin, uno dei migliori analisti delle rivoluzioni arabe conclude la sua analisi dicendo che in Tunisia”nulla è cambiato”. Dopo questa giornata la nostra impressione invece è che molto è cambiato in Tunisia, dove abbiamo trovato una forte  cittadinanza attiva  e decisa a non mollare, e questo è già molto.

Buon cammino a questo popolo che ospiterà il Forum nei prossimi giorni.

Tunisi, 26 Marzo 2013

Alex Zanotelli – Elisa Kidanè

 

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