L’appello del popolo di Idlib alla comunità internazionale

Noi civili della provincia di Idlib chiediamo di essere ascoltati! Chiediamo che ci aiutiate a fermare questa guerra che si sta abbattendo su di noi! Chiediamo che ci aiutiate a rimanere nelle nostre case!

In questi giorni decine di famiglie hanno lasciato la propria casa dopo gli attacchi diretti ai civili da parte dei russi e delle forze del regime sostenuti dalle milizie iraniane. Queste famiglie non sono state in grado di trovare neppure una tenda che li ospitasse!

I feriti, dopo aver ricevuto le cure, rifiutano di lasciare l’ospedale perché non hanno dove andare!

Una paziente, malata di cancro al seno, ha interrotto i trattamenti per poter comprare il pane per i suoi bambini e la sua famiglia. Quel che stai leggendo non è finzione!

Sono storie vere di persone reali che vivono a Idlib, non lontane dall’Europa: tutto questo sta succedendo oggi, non nel Medioevo!

Ci sono molte più storie di quanto queste pagine siano in grado di contenere!

Alcune statistiche dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari mostrano che, in seguito agli attacchi da parte delle forze del Governo Siriano e degli aerei militari russi, più di 800.000 persone sono state evacuate nel nord-ovest della Siria dal dicembre 2019 al 9 febbraio 2020, numero che include mezzo milione di bambini, sfollati con le proprie famiglie. Le statistiche mostrano che durante i giorni scorsi (9-12 febbraio), 142.000 persone sono state evacuate nel nord-ovest della Siria. Questo significa 1.290 famiglie ogni ora o 21 famiglie al minuto solo tra il 9 e il 12 febbraio.

Ad esempio, la città di Idlib presenta, oggi, più di 1.100.000 persone terrorizzate dai bombardamenti degli aerei militari russi e siriani e dalla continua avanzata del regime siriano verso la città, cosa che li costringe a fuggire verso il confine turco, provocando una crisi umanitaria. Lo stesso accade in città di altre regioni vicine.

Le condizioni di vita quotidiane sono molto critiche e in continuo peggioramento a causa delle operazioni militari e del rigido inverno. Nonostante, in questi giorni, le temperature abbiano raggiunto i 6 gradi sotto lo zero e le persone sfollate siano senza riscaldamento o senza un riparo, la risposta umanitaria internazionale alla crisi si è rivelata più volte fallimentare e inefficace.

Recentemente, le organizzazioni operative sul campo hanno riportato casi di bambini morti a causa del freddo, così come casi di morte per soffocamento per l’inalazione di gas tossici emessi da materiali bruciati, non adatti ad essere utilizzati come combustibile per riscaldamento. I civili sono stati evacuati dal proprio territorio non solo a causa delle operazioni militari, ma perché rifiutano di sottostare all’autorità di Assad.

Tra queste persone c’è chi si è chiuso la porta alle spalle, chi ha bruciato la propria casa con le sue stesse mani e chi ha portato con sé la lapide dei propri cari dopo aver visto i soldati del regime rovinare le tombe nella zona di Khan Al-Sabil, qui nella provincia di Idlib. Le persone preferiscono vivere in tende o all’aperto piuttosto che tornare sotto il regime di Assad e, se impossibilitati, pensano a fuggire dal proprio Paese per poter assicurare ai figli ciò che a loro è stato negato, per trovare rifugio dal freddo dell’inverno e sollievo dal calore dell’estate, per dare ai bambini la possibilità di frequentare scuole e Università e per vivere una vita dignitosa e libera dalla tirannia, dalla morte, dalla paura di essere arrestati. Gli sfollati sono emigrati verso aree vicine al confine turco dove potrebbero essere al sicuro. Tuttavia, le forze del regime hanno bombardato i campi profughi al confine nella zona di Sarmada, nei pressi del confine.

Per quanto riguarda le scuole, il processo di formazione scolastica è stato quasi totalmente interrotto dall’inizio di gennaio; gli sfollamenti e la paura dei bombardamenti hanno portato alla chiusura di diverse scuole.

Alcune statistiche fornite dalla Direzione Generale per la Salute e l’Organizzazione Sanitaria della Provincia di Idlib affermano che più di 53 strutture sanitarie sono state chiuse in seguito ad attacchi diretti. La presenza di sfollati interni in aree non adeguatamente equipaggiate e prive di strutture sanitarie funzionanti, rende queste stesse persone più vulnerabili alla diffusione di malattie ed epidemie.

Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per porre fine a questa guerra. Abbiamo bisogno di supporto immediato per poter essere in grado di offrire protezione a bambini, donne e a tutti gli sfollati, dalla morte, dal freddo, dalla fame e dalle malattie.

Firmatari:

– Ghassan Hamra, direttore del Consiglio locale della provincia di Idlib

– Atef Zureik, direttore della Commissione Politica della provincia di Idlib

– Raeifa Samie, membro del Comitato Costituzionale

– Nada Aswad, membro del consiglio di Women’s Advisory alle Nazioni Unite come inviata speciale per la Siria

– Sawsan Al-Saeed, membro del consiglio di Glimpse of Hope Organization nella città di Idlib

– Munther Khalil, direttore della Direzione per la Salute di Idlib

– Yasser Al-Sayed, direttore del centro di riabilitazione siriano

– Mahmoud Aswad, direttore esecutivo di Doctors and Lawyers for Human Rights

– Ali Al-Zeer, direttore esecutivo di Elaf Organization

– Muheib Qaddour, direttore dell’ospedale di Aqrabat

– Qutaiba Sayed Issa, direttore esecutivo di Violet Organization

– Raed Al-Saleh, direttore di Syrian Civil Defense

– Aisha Qassas, Program Manager di UOSSM

– Yassin Al-Yassin, ex direttore della Direzione dell’Educazione di Idlib

– Osama Al-Hussein, direttore di Starting Point Organization

– Ahmed Moubayed, attivista civile

Cipsi Onlus

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